L’Italia lascia la Cap Anamur in alto mare

È ancora bloccata in acque internazionali la Cap Anamur, con a bordo 37 profughi del Darfur Le autorità italiane continuano a negare il permesso di attraccare a Porto Empedocle. Intanto, una delegazione di Medici Senza Frontiere è salita a bordo dell?imbarcazione. La testimonianza di Giuseppe De Mola, di MSF
A cura di amissg

Da dieci giorni, il governo italiano nega alla Cap Anamur il permesso di attraccare a Porto Empedocle. Il 20 giugno, la nave dell?omonima ONG tedesca ha salvato 36 sudanesi e un cittadino della Sierra Leone al largo delle coste libiche. Si è diretta verso l?Italia per consentire agli stranieri a bordo di ricevere un?adeguata accoglienza e di accedere alla procedura per ottenere l?asilo, ma è stata bloccata in acque internazionali dalle autorità italiane.

La diplomazia dorme ma la risposta della società civile non si è fatta attendere: l?Associazione Nazionale dei Comuni (Anci) ha lanciato la soluzione ?37 comuni per 37 profughi? che prevede lo stanziamento di fondi per ricevere e accogliere ciascuno dei profughi della Cap Anamur in un comune italiano

La situazione, però, è in una fase di stallo: il governo italiano nega ogni sua responsabilità e competenza nella vicenda della Cap Anamur e chiama in causa Malta. La diplomazia va lenta mentre oltre 37 persone sono ferme in mare in attesa di una risposta.
Giuseppe De Mola, coordinatore dei progetti di Medici Senza Frontiere nel Sud dell?Italia

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