Darfur (Sudan). Colloqui di pace per fermare il genocidio.

Dopo quasi un anno e mezzo di combattimenti, si parla di pace per il Darfur sudanese. Ma ai colloqui, governo e ribelli si accusano a vicenda. La testimonianza dal Sudan di Rossella Miccio, Emergency
A cura di amissg

In 16 mesi di combattimenti la guerra del Darfur ha causato oltre un milione di sfollati interni, quasi 160.000 profughi (tutti nel confinante Ciad) e migliaia di morti, dai 10.000 ai 30.000 secondo le stime più accreditate. Un vero e proprio ?genocidio? che vede in campo il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) e l?Esercito-Movimento per la Liberazione del Sudan (Sla-m) contro il governo arabo centrale di Khartoum, accusato di trascurare il Darfur, perché abitato prevalentemente da neri, e di finanziare i Janjaweed, responsabili della ?pulizia etnica?.
A differenza della guerra del Sud Sudan, però, il conflitto del Darfur non può essere letto in chiave di guerra di religione dal momento che le etnie nere del Darfur sono di credo musulmano.

In questi giorni sono in corso i colloqui tra governo e fazioni ribelli per firmare un trattato di pace definitivo. Ma fioccano le polemiche e le accuse reciproche. Intanto, nel Darfur è emergenza umanitaria. Rossella Miccio si trova in Sudan con Emergency. Ci ha parlato di un paese distrutto dalla guerra

PeaceReporter

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