ALGERIA: CAMPAGNA EUROPEA PER SCARCERAZIONE GIORNALISTI

Parigi – Riuniti alla sede parigina di Reporters sans frontieres, il
presidente della Lega algerina dei diritti umani Abdenour Ali
Yahia e alcuni rappresentanti dei giornali privati algerini
hanno fatto appello alla stampa internazionale, perche’
solleciti la liberazione di Hafnaoui Ghoul, condannato a due
mesi per diffamazione (”per aver rivelato la morte di 13
prematuri in un ospedale”) a Djelfa e quella di Mohammed
Benchicou, direttore del quotidiano ‘Le Matin’, in carcere dal
14 giugno per due anni .
A cura di red Sul suo giornale pesa anche la minaccia di chiusura per
motivi fiscali: l’ufficio delle imposte reclama un milione di
euro e rifiuta rateazioni. ”Si tratta di due condanne
politiche, strumentali, di processi prefabbricati, prime mosse
del regime per liberarsi della stampa privata”, ha detto tra
l’altro Ali Yahia, difensore dei due giornalisti, mentre la
moglie di Benchicou ha smentito categoricamente le accuse contro
il marito.
Il caso di Benchicou in particolare sta facendo scalpore e il
giornalista e’ considerato ormai il simbolo della repressione in
atto contro ”chiunque esprima opinioni contrarie al presidente
e al suo ministro degli interni” Zerhouni. In marzo, poco prima
delle presidenziali, Benchicou aveva pubblicato un pamphlet al
vetriolo dal titolo ”Bouteflika, un’impostura algerina”, e
durante la campagna elettorale, il giornale aveva attaccato
frontalmente il candidato-presidente, come peraltro buona parte
degli altri quotidiani indipendenti.
”E’ urgente che il regime algerino ponga fine a questa
escalation della repressione contro la stampa, e sopprima dal
suo codice penale le pene di prigione per delitti d’opinione”,
ha affermato Robert Menard, fondatore di Rsf. L’articolo 144 bis
del codice penale prevede pene da due a 12 mesi di prigione e
multe tra 50mila a 250mila dinari (500/2.500 euro) per chi parli
del capo dello stato in termini ingiuriosi, insultanti e
diffamatori, e misure analoghe sono applicate contro chi offenda
il parlamento o l’esercito.

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