Congo: l’esercito riconquista Kamanyola

L’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha riconquistato Kamanyola, città 40 chilometri a sud di Bukavu, per giorni nelle mani dei militari ?dissidenti?. La Missione dell’Onu in Congo(Monuc) ha confermato la notizia in una conferenza stampa tenuta ieri a Kinshasa.
A cura di amismp A Kamanyola si è installato anche un gruppo di ?caschi blu? incaricato di garantire la sicurezza della popolazione civile (circa 30.000 persone) che nelle scorse settimane aveva abbandonato l?intera zona per cercare rifugio oltre frontiera, in Burundi. La città era stata liberata lunedì, dopo intensi combattimenti proseguiti per tutto il fine settimana e che domenica avevano visto anche l?intervento dei soldati dell?Onu, attaccati dagli uomini di Mutebusi. Il colonnello dissidente e i suoi fedelissimi si trovano da ieri nel confinante Rwanda, che deve ancora decidere sul loro ?status?.
La Monuc ha anche precisato di non avere più notizie da giorni del generale Laurent Nkunda, l?altro militare ribelle che si era unito a Mutebusi nei combattimenti di Bukavu e che a metà giugno aveva deciso di ritirarsi unilateralmente, salvo minacciare poi nuove operazioni militari contro le forze armate di Kinshasa. Secondo segnalazioni giornalistiche, Nkunda si troverebbe con un migliaio circa dei suoi uomini un centinaio di chilometri a nord di Bukavu.

Almeno sulla carta, quindi, la crisi in Sud Kivu sembra essere rientrata, grazie soprattutto alle pressioni internazionali.
Soltanto nelle ultime 48 ore le Nazioni Unite hanno, in due diverse occasioni, utilizzato parole molto dure sulla possibilità di un peggioramento della situazione nell?est del Congo.
Il Segretario Generale dell?Onu, Kofi Annan, due giorni fa aveva riaffermato tutta la sua preoccupazione per le notizie che provenivano dall?ex-Zaire (il vecchio nome della Repubblica democratica) sottolineando che “tutta la regione (dei Grandi Laghi, n.d.r.) pagherà il prezzo di un?eventuale ritorno dell?anarchia e della violenze in Congo”. Parole a cui hanno fatto eco anche le affermazioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che, dopo aver condannato l’uccisione di civili innocenti e le recenti violazioni dei diritti umani, ha lanciato un duro monito ai Paesi confinanti (Rwanda, Uganda e Burundi, chiedendo loro di non intervenire in alcun modo nel delicato processo di transizione in corso in Congo.

Resta ancora da sciogliere l?interrogativo sulla sua genesi e sul suo significato di questa crisi: le ipotesi che continuano a circolare, infatti, sono duplici e contrastanti: da una parte c?è chi considera l?’ammutinamento di alcune migliaia di soldati congolesi una faccenda interna, legata al malcontento di due alti ufficiali esclusi da incarichi di rilievo nel nuovo esercito unificato congolese; dall?altra, c’è chi riconosce dietro i fatti di Bukavu la ?longa manus? dei Paesi confinanti e degli interessi che hanno causato e alimentato il devastante conflitto congolese, capace di causare in quattro anni la morte di circa tre milioni di persone per vause belliche dirette o indirette.

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