Guatemala: violenze sui nativi

Nel centro-nord del Guatemala é in corso una violenta ondata di sgomberi da parte della polizia locale nei confronti delle comunità native di etnia q?eqch. Intere comunità sono fatte evacuare con la forza, anziani, donne e bambini vengono intossicati dai gas lacrimogeni, povere case di legno e bambú sono date impietosamente alle fiamme, gli animali uccisi, le scuole distrutte.
A cura di amismp Sono passati otto anni dalla fine del conflitto interno, ma il clima che si respira è quello di una vera e propria guerra?: a parlare è una fonte umanitaria impegnata nella regione di Alta Verapaz, centro-nord del Guatemala.
Chiedendo l?anonimato per motivi di sicurezza, la fonte – contattata da MISNA- ha raccontato che negli ultimi mesi l?Alta Verapaz è diventata il teatro di uno scontro aperto portato avanti dai ?terratenientes? (proprietari terrieri o sedicenti tali) della regione nei confronti delle comunità native di etnia q?eqchi? che ancora oggi lottano per veder riconosciuto il loro diritto alla terra e a una vita dignitosa. ?Qui sono in molti a dire che la situazione ricorda quella degli ultimi anni della lunga e devastante guerra civile?.
?Quello che vedo con i miei occhi è che i paragoni con la politica di genocidio della popolazione indigena attuata negli anni Ottanta, tristemente nota come ?tierra arrasada?, non sono poi tanto azzardati. Le condizioni in cui è costretta a vivere la popolazione indigena di questo dipartimento sono di estrema povertà, analfabetismo, senza alcun accesso all?educazione e alla salute, e soprattutto senza terra.

La terra, che apparteneva ai q?eqchi prima dell?invasione spagnola, venne ceduta a ?terratenientes? locali e stranieri dai governi liberali dopo l?Indipendenza, mentre gli indigeni furono costretti in schiavitù, con appena un fazzoletto di terra che non bastava neppure per la loro sussistenza e obbligati a lavorare nelle ?fincas? (fattorie) come braccianti per un salario insignificante? aggiunge il nostro interlocutore, che continua: ?Negli ultimi dieci anni c?erano stati lievi miglioramenti e diverse comunità erano riuscite a ottenere il riconoscimento legale della terra in cui hanno sempre vissuto, grazie al lavoro delle organizzazioni contadine.

Ma oggi siamo tornati a scenari estremamente drammatici: da quando si è insediato il presidente Oscar Berger, sei mesi fa, sono già venti gli sgomberi eseguiti contro i contadini indigeni della regione. Sembra che per lo Stato guatemalteco, il diritto alla proprietà privata di pochi valga purtroppo molto di più dei diritti fondamentali della maggioranza della popolazione?, ovvero i due terzi dei 13 milioni di guatemaltechi.
?La cosa che stupisce ? aggiunge la fonte – è che la magistratura sembra firmare ordini di evacuazione senza nemmeno preoccuparsi di verificare chi sia il legittimo padrone del terreno, se sia proprietà privata o un appezzamento statale in disuso, e omettendo di avvertire in tempo i contadini che stanno occupando quelle terre. La polizia non lascia alla gente neanche il tempo di raccogliere i pochi effetti personali e allontanarsi dal terreno in maniera pacifica, fomentando scontri con i ?campesinos?, che hanno sempre la peggio: alla fine di ogni ?desalojo? (sgombero) si contano decine e decine di feriti, a causa del lancio di lacrimogeni ad altezza uomo o di scontri corpo a corpo?.

La fonte conclude sottolineando con amarezza che ?esistono anche comunità vicine, vendutesi per pochi soldi ai ?terratenientes?, che partecipano attivamente agli sgomberi, quando dovrebbero, piuttosto, dare aiuto e solidarietà ai fratelli indigeni nelle loro stesse condizioni di oppressione e sfruttamento?.

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