ALBANIA: EDITORIA, E’ BATTAGLIA SU CONFLITTO INTERESSI

Il parlamento albanese studia una
nuova legge sulla stampa che affrontera’, per la prima volta, il
delicato tema del conflitto di interessi. La commissione sui
media ha oggi votato all’unanimita’ alcuni degli articoli che
compongono il corposo progetto legge, e che sono destinati a
regolamentare il rapporto fra editori da una parte e potere
politico ed economico dall’altra.
A cura di ansa L’obiettivo, hanno spiegato i relatori della commissione
parlamentare, e’ quello di eliminare l’influenza della politica
e degli affari sulla liberta’ di stampa. Uno degli articoli
approvati prevede il divieto per i proprietari di giornali di
partecipare ad appalti pubblici, ottenere contratti di
concessione dallo Stato e partecipare ai processi di
privatizzazione. Un’autentica stangata per gran parte degli
editori albanesi che oggi, anche attraverso l’uso di giornali
venduti sotto costo, riescono ad influenzare le scelte politiche
e ad aggiudicarsi commesse pubbliche miliardarie.
Nel progetto di legge, la commissione per i media ha anche
inserito un articolo che stabilisce un prezzo minimo per i
giornali: ”Noi vogliamo tentare di imporre bilanci sani a
editori puri – hanno spiegato i membri della commissione –
mentre oggi e’ forte il rischio che proprio nelle aziende
editoriali avvenga riciclaggio di denaro sporco”.
La questione appare per certi aspetti paradossale: molti editori
che gesticono svariate attivita’ imprenditoriali, vendono
infatti i loro giornali sotto costo costringendo anche gli
editori minori a seguirli sullo stesso terreno. I primi
approfittano delle larghe tirature per esercitare pressioni ed
aggiudicarsi appalti pubblici, gli altri sono costretti ad
accettare condizionamenti politici per racimolare un po’ di
pubblicita’ statale. Il risultato e’ il caos totale e l’assoluta
”deregulation” che vive oggi il mondo dell’informazione
albanese: basti pensare che in un paese di poco piu’ di 3
milioni di abitanti, circolano ogni giorno oltre 20 quotidiani
nazionali e un numero infinito di altre pubblicazioni
periodiche: tutte, o quasi tutte, in perdita. ”Aprire un
giornale e’ diventato ormai un business politico – racconta un
deputato dell’opposizione che chiede l’anonimato – e’ persino
accaduto che un amministratore locale invece della tangente
abbia preteso da un imprenditore l’apertura di un quotidiano
nazionale, che poi lo ha sostenuto per l’intera campagna
elettorale”.
Affrontato e risolto il problema della stampa, le autorita’
albanesi dovranno poi mettere mano all’altrettanto caotica
situazione radiotelevisiva. L’Autority albanese (Kkrt), a detta
degli stessi operatori televisivi privati, appare oggi del tutto
incapace di regolamentare un mercato strategico come quello
dell’emittenza. Anche questo e’ un settore che vive
un’espansione apparentemente inconciliabile con le dimensioni
del paese: in Albania sono attive 71 televisioni (tre delle
quali munite di licenza nazionale) e 45 radio. Mentre alcune
televisioni si stanno lanciando addirittura nel costosissimo
settore della trasmissione digitale (senza che vi sia ancora
neppure una legge per regolamentarlo), la stessa Autority si
chiede preoccupata da dove provengano i capitali necessari a
finanziare investimenti di queste proporzioni.
Il valore della pubblicita’ in Albania e’ bassissimo, anche
se rapportato al mercato dei Balcani: uno spot pubblicitario in
Macedonia costa fino a 40 Euro al secondo (e in Kosovo 100)
mentre in Albania viene venduto al massimo a 5 Euro (ma ci sono
televisioni che accettano anche 0,5 Euro per secondo). Il
livello tecnologico a disposizione della piu’ grande televisione
privata macedone non e’ pero’ neppure lontamente paragonabile a
quello usato in media dalle televisioni albanesi, molte delle
quali ormai trasmettono addirittura via satellite. ”La
constatazione – ammette l’Autority – e’ che la maggioranza degli
operatori televisivi albanesi utilizzano risorse economiche che
derivano da altre attivita’, aprendo cosi’ spazio a
finanziamenti illegali”.

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