UNHCR: campo profughi sudanesi in Ciad

Jan Egeland coordinatore degli Affari umanitari per le Nazioni Unite, ha aggiornato i rappresentanti dei 15 paesi del Consiglio di sicurezza sui drammi del pianeta:10 milioni di persone in 20 Paesi afflitti dalla guerra hanno accesso limitato agli aiuti umanitari. Tra le emergenze più gravi, quella nel Darfur, la regione ad ovest del Sudan, dove il governo di Khartoum blocca l’ingresso delle Ong, di fatto impedendo che centinaia di migliaia di persone ricevano cibo e medicine di cui hanno impellente bisogno. INTERSOS, organizzazione umanitaria per l’emergenza, che sta operando nel Sud-Est del Ciad, nell’area di confine col Darfur sudanese, ha aperto in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), un nuovo campo profughi a Djabal, per accogliere altri 18,000 rifugiati sudanesi.
Lucio Melandri, direttore “emergency response unit” di InterSos.
A cura di amismp

?Il kalashnikov è l?arma nucleare dei nostri tempi?; ?la violenza sessuale continua a essere usata come un brutale strumento da guerra? e ancora ?la popolazione civile è di nuovo oggetto di abusi di massa?, queste le parole di Jan Egeland, che da anni visita gli inferni del Sud del mondo per conto dell?Onu.
La corsa, anche in questo caso, è quella per consegnare scorte di cibo per impedire la morte per fame di un numero imprecisato – ma enorme – di civili, che hanno solo la sfortuna di vivere in queste terre devastate da conflitti complessi, troppo spesso semplicisticamente descritti come etnici o tribali.

Il sottosegretario Onu stigmatizza anche la diffusione su scala ancora troppo ampia della violenza, che miliziani d?ogni divisa e truppe al soldo dei più svariati signori della guerra perpetrano contro donne e ragazze. Questa pratica, precisa Egeland, accomuna vittime non solo in Congo, ma anche in Liberia, nord Uganda (da dove lo stesso alto funzionario a ottobre 2003 denunciò l?inerzia della comunità internazionale in quella guerra dimenticata), Costa d?Avorio, Haiti e, di nuovo, il Darfur.
La responsabilita’ e’ di una miscela di fattori: “I governi non consentono l’accesso, i gruppi guerriglieri non garantiscono la sicurezza, la mancanza di finanziamenti ci rende impossibile raggiungere queste zone”. IN particolare il governo di Khartoum non rilascia i visti agli operatori umanitari per il Darfur, dove due milioni di persone versano in condizioni drammatiche a causa dei violenti combattimenti tra i ribelli e le milizie arabe.

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