Israele: Sharon vacilla

Dopo la decisione di domenica scorsa, di cominciare ad evacuare le colonie nella striscia di Gaza, Sharon continua a ricevere attacchi. Un ministro del partito religioso nazionale israeliano (NRP) e un suo vice hanno presentato le lettere di dimissioni. La casa Bianca preme sul ritito degli avamposti.

L’analisi di Alì Rashid, rappresentante dell’Autorità Palestinese in Italia, sul cosiddetto Piano Sharon.
A cura di red.

Le dimissioni del ministro dell’Edilizia Effi Eitam e il vice ministro Yitzhak Levy avranno efficacia entro 48 ore, e hanno privato il governo Sharon della maggioranza parlamentare. I membri della Knesset ancora fedeli a Sharon sono 59 su un totale di 120, ma il partito Laburista non ha intenzione di mettere il governo del Likud, il partito di Sharon, in minoranza.
Il capo della fazione parlamentare della Nrp, contrario a qualsiasi forma di ritiro dai Territori Occupati, aveva detto in precedenza che il partito sarebbe rimasto nel governo per almeno tre mesi, a dispetto dell’approvazione di domenica del Piano Sharon, che prevede l’evacuazione di tutte le colonie nella striscia di Gaza e di 4 delle 120 in Cisgiordania.

“Dopo la decisione di domenica, non possiamo prende parte più a lungo a questa responsabilità (come membri del governo) ed è con molto dispiacere che rassegno le mie dimissioni dal governo”, ha scritto Eitam nella sua lettera, che un assistente ha distribuito ai giornalisti all’ufficio di Sharon. “Come un comandante in armi, un collega e un fratello degli ebrei, dico al primo ministro: ‘Stop! Non consegnate il paese al terrorismo”, dice ancora la lettera.
Eitam, un ex-funzionario dell’esercito, ha detto che il ritiro di Israele dalla striscia di Gaza non ha una logica politica. “La decisione di gabinetto…dà ad Hamas uno stato terrorista indipendente sul sangue ebreo”, ha scritto ancora, riferendosi al gruppo militante palestinese che ha ucciso centinaia di israeliani in attentati suicidi da quando è iniziata la rivolta palestinese nel 2000.

La Casa Bianca si aspetta dal premier Ariel Sharon che rimuova subito gli avamposti illegali eretti dai coloni in Cisgiordania, secondo quanto rivelato da fonti governative americane all’inviato del quotidiano israeliano Haaretz al G8.
“Non è possibile accampare sempre nuove scuse” ha detto il funzionario dell’amministrazione Bush, che ha mantenuto l’anonimato. A suo parere, con l’approvazione da parte del governo Sharon di un piano di ritiro unilaterale da Gaza “è giunto il momento” di sgomberare gli avamposti. “Vogliamo mettere la parola: fine. Le scuse sono finite”. 

Gli avamposti illegali sono circa un centinaio e complessivamente vi risiedono poche centinaia di coloni. Alcuni sono stati rimossi, ma i coloni li hanno subito ricostruiti.

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