CECENIA: CHIUSO ULTIMO CAMPO PROFUGHI IN INGUSCEZIA

Le autorita’ della repubblica
autonoma russa dell’Inguscezia hanno annunciato oggi la chiusura
dell’ultimo campo profughi ceceno nella repubblica. Le organizzazioni per i diritti umani
denunciano la gravita’ della decisione nel momento in cui le
condizioni di sicurezza in Cecenia restano estremamente precarie
e il ritorno di migliaia di profughi e’ definito ”forzoso”.
A cura di red La chiusura del campo di Satsita, dove si trovavano circa
2.000 profughi, e’ secondo le autorita’ russe un segnale della
stabilizzazione della situazione in Cecenia che consentirebbe il
ritorno dei profughi.

Secondo Anna Nestat, responsabile dell’ufficio di
Mosca di Human Rights Watch, ”La chiusura dell’ultima tendopoli
non puo’ essere vista come un segnale di stabilizzazione della
situazione in Cecenia”.
Secondo Nestat il vero obiettivo della chiusura e’
”l’eliminazione di uno dei simboli visivi della continuazione
del conflitto”. ”Riteniamo prematuro il ritorno dei profughi
mentre continua il conflitto militare e non esistono garanzie di
sicurezza per chi torna”.
Della stessa opinione e’ Lev Ponomariov, leader del
Movimento russo dei diritti umani secondo il quale soprattutto i
giovani che rientrano potrebbero diventare vittime delle
”operazioni di rastrellamento” che continuano.
La chiusura del campo di Satsita segue quella, alla fine dello scorso
marzo, del campo Sputnik che all’inizio del 2004 contava 2.000
persone. Un mese prima era stato chiuso il campo Bart e in
quella occasione la presidente della Commissione presidenziale
per i diritti umani Ella Pamfilova aveva visitato l’Inguscezia
assicurando che nessuno sarebbe stato costretto a tornare.
Il governo russo, nel quadro del ‘processo di
normalizzazione’ voluto dal presidente Vladimir Putin in
Cecenia, ha spinto i profughi a rientrare promettendo loro case,
lavoro, sussidi e sicurezza in una repubblica ancora duramente
colpita da una guerra sanguinosa. Solo nel 2003, secondo stime
indipendenti, 470 persone sono state rapite in Cecenia e quasi
la meta’ non e’ mai ricomparsa o e’ stata ritrovata uccisa.
La situazione si e’ potenzialmente aggravata in seguito
all’uccisione del presidente ceceno filorusso Akhmad Kadyrov in
un attentato il 9 maggio scorso che ha gettato nuove pesanti
ombre di instabilita’ sulla repubblica e la regione.
”Dopo la morte di Kadyrov la situazione e’ ulteriormente
peggiorata e rischia di divenire incontrollabile in Cecenia con
il pericolo di un’estensione del conflitto anche
all’Inguscezia” dice Nestat secondo cui ”sono aumentati gli
scontri armati”, i bombardamenti e ”le operazioni di
rastrellamento” nella repubblica in guerra.
Per Ponomariov l’unico modo per ottenere la
stabilizzazione ”e’ necessario il dialogo con (Aslan) Maskhadov
leader indipendentista ceceno. Dialogo totalmente respinto da
Mosca.
Malgrado la chiusura dei campi e il rientro di una parte dei
profughi, circa 40 mila ceceni rimangono in Inguscezia.

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