RUSSIA: PARLA ANCHORMAN MESSO ALLA PORTA E DENUNCIA LE TV DI PUTIN

Licenziato perche’ si e’ comportato
”da giornalista”, rifiutandosi di accettare compromessi sulla
base di ”ragionamenti di altra natura”. Cosi’ il popolare
anchorman Leonid Parfionov ha spiegato ieri, in una
intervista a Radio Eco di Mosca, la vicenda che lo ha visto
vittima di un clamoroso licenziamento.
A cura di ansa Messo alla porta dal canale Ntv per ”violazione delle regole
aziendali’, dopo aver denunciato pubblicamente la cancellazione
dal suo programma di un’intervista alla vedova dell’ex leader
secessionista ceceno e ideologo islamico radicale Zelimkhan
Iandarbiev, Parfionov ha voluto dare la sua versione dei fatti.

Non ha avallato esplicitamente il sospetto avanzato da alcuni
intellettuali e uomini politici liberali secondo i quali dietro
il provvedimento – al di la’ della vicenda Iandarbiev –
potrebbero esserci stati interventi del potere contro un
giornalista scomodo e fin troppo indipendente. Ma non ha esitato
a parlare di ”pressioni”, contestando la versione ufficiale di
un allontanamento legato a semplici esigenze aziendali.
”Ho firmato la lettera di licenziamento come una presa
d’atto, a confermare d’essere stato informato del provvedimento,
ma non accetto la motivazione ufficiale secondo la quale sarei
stato esonerato nel quadro di una riduzione del personale”, ha
sottolineato Parfionov.

Una giustificazione che oggettivamente non sta in piedi –
dati gli indici di ascolto di Namedni, il programma settimanale
di approfondimento condotto dal giornalista – e che l’anchorman
reprobo considera ridicola. La verita’ – ha affermato – ”e’ che
il licenziamento e la chiusura di Namedni son stati decise dopo
la cancellazione, comunicatami dal vicedirettore di Ntv
Aleksandr Gherasimov e chiesta dai servizi di sicurezza, della
messa in onda dell’intervista alla vedova di Iandarbiev”.
Parfionov ha aggiunto di aver subito ”pressioni sia da
Gherasimov sia dai suoi superiori” per accettare il taglio o
quanto meno per rinviare l’intervista a dopo le arringhe del
processo in corso nel Qatar contro due agenti segreti russi
accusati di coinvolgimento nell’uccisione dell’ideologo ceceno.
”Ma io, nel mio lavoro, non posso che comportarmi da
giornalista e ragionare in base a considerazioni giornalistiche,
non di altra natura”, ha proseguito l’anchorman. ”Non potevo
quindi accettare l’accantonamento di un servizio in esclusiva e
di coprire chi aveva deciso di cancellarlo, come mi e’ stato
chiesto, facendo finta di essere stato io a deciderlo”, ha
osservato.

Interpellato sul proprio futuro, Parfionov ha precisato di
non avere ricevuto offerte. Sul futuro della tv russa, le sue
previsioni sono d’altronde pessimistiche. ”I settori piu’
vivaci della societa’, gran parte delle persone tra i 18 e i 45
anni, hanno gia’ smesso di guardare i notiziari dei canali
pubblici, che dedicano l’80% del loro spazio alle notizie di
protocollo, all’esaltazione di figure governative o alla
denigrazione di politici e imprenditori indocili ”, ha
rilevato, lamentando che il sistema mediatico della Russia di
Vladimir Putin rischia ormai di accontentare solo le generazioni
piu’ anziane, di formazione sovietica. Mentre notizie importanti
vengono date sovente ”in ritardo e in modo incompleto” e della
Cecenia ”si parla solo quando vi si reca una personalita’ di
governo o quasi”.
Dalla sua parte si schierano in queste ore intellettuali come
gli esponenti del Pen Club russo, colleghi e uomini politici di
opposizione, mentre persino il deputato putiniano ed ex
giornalista Aleksandr Khinstein non esita a criticare il
licenziamento. Un licenziamento che il secondo anchorman piu’
noto della Ntv, Savik Shuster, definisce all’Ansa ”un’
esagerazione”, pur non contestando che Parfionov possa avere
formalmente violato ”regole aziendali”. Autore e conduttore di
Svoboda Slovo (Liberta’ di parola) una delle ultime trasmissioni
giornalistiche di stile occidentale sopravvissute nella tv
russa, Shuster afferma stasera di sentirsi ”piu’ solo”.

Top