Come migliorare le condizioni di vita nel pianeta?

Otto economisti da tutto il mondo hanno partecipato al convegno organizzato da uno dei più importanti centri studi del mondo legato agli ambientalisti, l’‘Environmental Assessment Institute’ di Copenaghen.
A cura di amismp Uno stanziamento fittizio di 50 miliardi di dollari e una domanda che ne vale molti di più: Come spendere questi soldi per migliorare le condizioni di vita del pianeta?
Nelle loro risposte, gli otto maghi della finanza non hanno mostrato dubbi: nella classifica delle priorità e delle urgenze planetarie hanno inserito ai primi tre posti la lotta all’Aids, alla malaria e lo sradicamento della malnutrizione; tutti temi che hanno superato di molto gli allarmi per il surriscaldamento del pianeta.
Ben 27 miliardi di dollari, oltre la metà dei 50 a disposizione, sono stati destinati alla lotta all’Aids considerata la più pressante emergenza umanitaria del pianeta e il cui impatto sul mondo, e soprattutto sull’Africa, giustifica la spesa: “Anche se l’esborso è considerevole, resta niente a confronto con i vantaggi che se ne ricaverebbero” si legge in una nota che il gruppo di esperti ha diffuso al termine dell’esperimento. Nello stesso documento si sottolinea che nel mondo 43 milioni di persone sono colpite dalla Sindrome di immunodeficenza acquisita (Sida/Aids) e le vittime sono , secondo calcoli e stime correnti, 25 milioni.
Gli economisti hanno quindi stanziato 12 miliardi di dollari per la lotta alla fame e alla malnutrizione soprattutto tra minori.
Terza priorità individuata, ma senza alcun finanziamento, la liberalizzazione del commercio e il miglioramento delle condizioni sociali per tutto il pianeta e specialmente per i Paesi del sud del mondo.
Al quarto posto, la lotta alla malaria, responsabile della morte di un milione di persone ogni anno e per la quale gli otto esperti hanno deciso di stanziare 13 miliardi di dollari.

Il curioso esperimento, organizzato a Copenaghen, ha affiancato ai grandi luminari un gruppo di 80 studenti provenienti da 25 Paesi del mondo che hanno indicato una diversa classifica di priorità in cui il surriscaldamento del pianeta è risultato più in alto. Proprio l’esclusione delle questioni ambientaliste dai primi dieci posti della lista degli economisti ha suscitato reazioni e critiche da parte degli studenti e di altri gruppi che partecipavano al convegno. “Il problema non è se la questione del clima sia importante o meno – ha detto il professor Vernon L.Smith, premio Nobel per l’economia nel 2002 – ma se, anche in relazione al tempo a disposizione per affrontarla, essa rappresenti davvero una priorità mentre vi sono altre questioni estremamente serie, pressanti e urgenti che hanno bisogno di una risposta”.

Un quotidiano relativamente poco noto ma serio e prestigioso come il “Christian Science Monitor” tra il serio e il faceto ha usato fatto ricorso alla definizione “Copenaghen consensus” come accordo di pensiero opposto a quel “Washington consensus” coniato nel 1990 da John Williamson per il tipo di scelte economiche e politiche suggerite dagli Stati Uniti all’America Latina per risolvere i suoi problemi e poi divenuto sinonimo di qualsiasi politica neoliberista.
Gli economisti riubiti in Danimarca, nonostante le critiche degli studenti, ha comunque in sostanza confermato quel che pochi giorni fa ha detto a Pechino il direttore della Banca Mondiale, James D. Wolfensohn, in occasione della conferenza planetaria per la lotta alla povertà, e cioè che il “Washington Consensus”, per affrontare i problemi del sud del mondo, appare chiaramente superato dagli eventi. E anche le istanze di liberalizzazione del commercio, proprio per il bene dell’economia mondiale, non solo devono cedere il passo ad altre drammatiche emergenze ma possono marciare solo se ci si preoccupa delle questioni sociali soprattutto nel sud del mondo.

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