il boom del petrolio alimenta le violazioni dei diritti: denuncia dell’APM

Secondo l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), per i popoli indigeni
e le minoranze etniche la crescente richiesta di petrolio avrà conseguenze
catastrofiche. La denuncia arriva in occasione della conferenza sulle energie rinnovabili a
Bonn.
A cura di amisfd L’APM ha ricordato che la sopravvivenza di oltre quattro milioni di
indigeni e appartenenti a minoranze etniche in Siberia, Camerun, Cina,
Angola, Ecuador e Perù, come in tanti altri paesi, è gravemente minacciata
dallo sfruttamento di nuovi pozzi petroliferi e dalla costruzione di
oleodotti. Inoltre la corsa al petrolio alimenta conflitti e guerre anche in
Nigeria, Angola e Sudan.

Nell’enclave di Cabina, a nord dell’Angola, e lontano dagli occhi
dell’opinione pubblica mondiale, l’esercito angolano commette crimini
gravissimi contro la popolazione civile con lo scopo di assicurarsi lo
sfruttamento del petrolio. Secondo organizzazioni per i diritti umani
angolane e le testimonianze del vescovo cattolico, 300.000 Cabindi sono
minacciati da stupro, arresti arbitrari, fucilazioni e torture. La
popolazione civile del piccolo stato di Cabinda è stretta nella morsa della
guerra tra l’esercito e il movimento di liberazione. Grazie allo
sfruttamento petrolifero davanti alle coste del Cabinda, l’Angola è
diventata nel 2004 il secondo fornitore di petrolio degli USA.

Nonostante il costante aumento dello sfruttamento petrolifero nel delta del
Niger in Nigeria, la popolazione civile continua a impoverire. La violenza è
in preoccupante aumento e la regione si trova sull’orlo di una guerra
civile. Solo lo scorso fine settimana le autorità nigeriane hanno annunciato
un intervento delle forze di sicurezza che, secondo l’APM, comporterà
ulteriori tensioni etniche e una escalation della violenza.

Nella Federazione russa, le minoranze siberiane dei Ch’ante, Manze, Nenze
nonché le popolazioni autoctone delle isole Sachalin e Kamchatka, in totale
100.000 persone, sono certamente le più colpite dallo sfruttamento del
petrolio e del gas. Il 10% dell’energia primaria mondiale arriva dalla
Federazione russa, dove giace il 15,6% delle riserve mondiali di energie
primarie di cui il 70% nelle regioni del nord abitate da minoranze. Nella
regione di Chanty-Mansi 100 fiumi sono pesantemente inquinati, 11.000 ettari
di pascoli per renne e 20.000 ettari di zone di riproduzione ittica sono
irreparabilmente distrutte. Nella regione di Yamal-Nenets la pesca è
diventata impossibile in 28 fiumi e decine di laghi, 17.000 ettari di zone
di riproduzione ittica sono contaminati e oltre 500.000 ettari di bosco e
pascoli sono stati distrutti dallo sfruttamento energetico. Fino al 10% del
petrolio russo fuoriesce dagli oleodotti inquinando terra e falde acquifere.

100.000 persone appartenenti a diversi popoli indigeni sono colpite dalle
conseguenze catastrofiche dello sfruttamento petrolifero nella foresta
amazzonica (regione dell’Oriente in Ecuador). Negli scorsi anni oltre mezzo
milione di barili di petrolio sono passati attraverso le falle negli
oleodotti inquinando l’intero sistema fluviale che a sua volta ha comportato
una massiccia moria di pesce e malattie.

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