Afghanistan:nel 2004 oppio a livelli record

L’agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) sollecita nuove strategie per il controllo della produzione dell’oppio in Afghanistan.
A cura di amismp/ansa Antonio Maria Costa, Direttore Esecutivo dell’Agenzia delle Nazioni Unite contro la
Droga e il Crimine (Unodc), è dalla settimana scorsa a Kabul per fare il punto sulla
situazione e sollecitare una piu’ efficace applicazione della Strategia Nazionale afghana per il controllo della droga.
”Sfortunatamente non esiste un modo semplice per risolvere
il problema dell’oppio in Afghanistan. In Paesi quali la
Thailandia, il Pakistan e la Turchia, dove la situazione era
ugualmente grave, sono stati necessari sforzi durati un’intera
generazione per invertire la tendenza e risolvere il problema”,
ha dichiarato Costa.
”L’economia dell’oppio continuera’ a crescere – e’ la
previsione di Costa – finche’ sara’ possibile produrre e
trafficare droga senza incorrere in pene e finche’ non saranno
applicati incentivi a cambiare rotta. E’ urgente riparare allo
squilibrio tra rischio-ricompensa, rendendo il coinvolgimento in
attivita’ illecite poco attraente dal punto di vista legale ed
economico”.
Da qui deriva, per l’Onu, la necessità che ”la
comunita’ internazionale fornisca maggiore assistenza ai
coltivatori afghani per passare dalla coltivazione di oppio ad
attivita’ lecite”.consumatori di oppio, tra i quali la Russia, la Cina e i Paesi
europei, affinche’ si adoperino per la riduzione della domanda.
”Se la domanda mondiale continua a mantenersi al livello di
4.000 tonnellate di oppio all’anno, la droga continuera’ ad
essere prodotta comunque, in qualche luogo e in qualche modo,
anche se non in Afghanistan. Questo e’ tanto più grave se si
considera che l’abuso di eroina iniettata sta diffondendo l’Aids
in modo pandemico”, ha rilevato Costa.

Nel 2003 – ricorda l’Onu – la produzione di oppio in Afghanistan ha raggiunto le 3.600 tonnellate, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. L’oppio ha generato un reddito di 1 miliardo di dollari per i coltivatori e di 1,3 miliardi di dollari per i trafficanti, equivalente al 52% del
prodotto interno lordo, e una recente indagine dell’Unodc indica come ”assai probabile un ulteriore incremento della produzione”.

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