PAKISTAN: nuove leggi su blasfemia e adulterio

Secondo le forze laiche e più progressiste, in Pakistan c’è il rischio di maggiori discriminazioni contro le donne e le minoranze religiose.
A cura di amismp Intervenendo a una conferenza sui diritti umani, Il presidente del Pakistan, salito al potere con un golpe incruento nel 1999, ha sollecitato una discussione pubblica su due normative ispirate alle leggi islamiche, al fine di emendare la legge contro la blasfemia e le normative riunite sotto il nome di ‘ordinanza Hodood’.
“La legge sulla blasfemia ha bisogno di esse passata al vaglio di un’attenta rilettura così che non possa essere strumentalizzata” ha detto Musharraf riferendosi alla norma che impone la pena di morte a chi sia abbia offeso con parole o azioni la figura del profeta Mohammed o il Corano; ma i gruppi per i diritti umani e le minoranze religiose, tra cui i cristiani, hanno più volte denunciato la manipolazione della legge da parte di delatori con lo scopo di danneggiare un rivale. Dozzine di persone sono state arrestate e condannate a morte in Pakistan per blasfemia e poi rilasciate quando il loro caso è stato sottoposto alla Corte Suprema.
L’ ‘Ordinanza Hudood’, emessa nel 1979 durante il regime del generale Zia-ul-Had, per accontentare le forze musulmane conservatrici, ricalca una certa interpretazione del Corano e della Sunna (collezione dei discorsi e degli esempi del profeta Mohammad), e limita fortemente i diritti delle donne e la loro tutela davanti alla giustizia.
In particolare, la ‘Hudood’ non permette di distinguere tra stupro e adulterio poiché la donna che denuncia una violenza è obbligata a presentare come testimoni del crimine subito quattro uomini; l’ordinanza finisce con l’essere anche per lo meno permissiva con i cosiddetti delitti d’onore (Karo kari), di cui fanno le spese centinaia di donne in nome dell’onore familiare, soprattutto nelle regioni rurali del Sindh, Punjab e Frontiera del nordovest.
“Non dobbiamo aver paura di parlare della riesamina di queste leggi” ha detto il presidente in un intervento ripreso dalla televisione pakistana, “L’islam ci insegna che dobbiamo discutere e arrivare ad una soluzione attraverso un comune consenso”.

Il mese scorso un progetto di legge di revisione della Hodood ha spaccato il parlamento pakistano, creando scissioni all’intero delle forze parlamentari e fratture trasversali tra le coalizioni; in quell’occasione si sono trovati su fronti opposti il presidente Musharraf e il suo primo ministro Jamali, che ha appoggiato invece la linea dei partiti islamici che ritengono inviolabili le normative ispirare dalla religione.

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