ISRAELE: espansione verso l’Egitto

Israele si prepara ad abbattere centinaia di abitazioni palestinesi a Rafah, per estendere la zona cuscinetto della parte meridionale della striscia di Gaza al confine con l’Egitto.
A cura di amismp Lo riferiscono oggi numerose fonti di stampa israeliane, precisando che il piano sarebbe stato approvato ieri nel corso di un incontro ad alto livello a cui hanno preso parte- tra gli altri -il premier Ariel Sharon e il ministro della Difesa Shaul Mofaz.
Secondo la radio israeliana, in un primo tempo saranno abbattuti edifici già abbandonati, poi saranno distrutte anche case attualmente abitate. Israele troverà altri alloggi per coloro che dovranno essere evacuati. La notizia non è stata né confermata né smentita dai portavoce dell’esercito e del ministero della Difesa, ma ha già suscitato la reazione dell’Autorità nazionale palestinese (Anp).

Intanto, il quotidiano israeliano Yediot Aharonot rivela: la stragrande maggioranza degli israeliani (più del 70%) è favorevole all’abbandono della Striscia di Gaza.
All’indomani delle nuove stragi di soldati israeliani nell’area (11 militari morti in appena un paio di giorni), un sondaggio condotto dal quotidiano dimostra che gli israeliani favorevoli al ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza sono in aumento: il 71% contro il 62% del precedente. Solo il 24% degli israeliani si è detto contrario al piano (dal 32% nell’ultima rilevazione). Tra coloro che sono favorevoli all’abbandono dei Territori, una larga maggioranza degli elettori del Likud (il 63%), nonostante il fatto che gli iscritti al partito all’inizio del mese abbiano bocciato il referendum proposto dal premier Ariel Sharon per saggiare gli umori dei suoi uomini.

Il ministro palestinese per i negoziati, Saed Erekat, ha lanciato un appello alla comunità internazionale perchè si opponga al progetto. Se il piano venisse realizzato, ha spiegato Erekat, costituirebbe ”una grande catastrofe per il nostro popolo”. Il ministro ritiene inoltre che l’allargamento della zona cuscinetto, conosciuta col nome di ‘corridoio Philadelphi’ “dimostra che Israele vuole restare nella striscia di Gaza e non ritirarsi”. La decisione di distruggere abitazioni civili è stata duramente criticata anche in Israele: in un ‘intervista rilasciata alla radio israeliana, il deputato della sinistra Yossi Sarid l’ha definita un ”crimine di guerra”.

“È una misura che adottiamo per proteggere meglio i mezzi di trasporto truppe e i soldati”, ha affermato un funzionario israeliano al quotidiano ‘Haaretz’, riferendosi al corridoio di nove chilometri utilizzato dai militari che cercano i tunnel attraverso cui vengono contrabbandate armi e in cui mercoledì sera sono stati uccisi cinque militari dopo che il blindato su cui si trovavano è stato centrato da un razzo palestinese.

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