Lettera aperta alle “brigate verdi”

“Siamo tra quelli che non hanno bisogno di nessun ultimatum per manifestare tutta la nostra opposizione all’occupazione militare dell’Iraq da parte delle forze armate americane, inglesi e italiane”. “Siamo tra quelli che non hanno bisogno di nessun ultimatum per chiedere a gran voce il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq occupato”. “Siamo decisamente, motivatamente e ragionevolmente contrari a questa occupazione così come lo siamo stati contro la guerra che ha preceduto l’invasione”.”Una guerra che continuiamo a considerare illegale oltre che profondamente ingiusta”. “E questo nostro sentimento umano e politico lo gridiamo, lo scriviamo, lo manifestiamo da molto tempo prima che della guerra soltanto si parlasse”.
A cura di ra Non abbiamo bisogno di nessun ultimatum per continuare a farlo in ogni occasione. Siamo tra quelli che corrono da un parte all’altra del nostro paese per partecipare a incontri con cittadini, dibattiti, presentazioni di libri, conferenze stampa e quanto altro è per noi necessario per far sentire la nostra voce contro la guerra in Iraq, contro l’occupazione. Contro ogni guerra e ogni occupazione”.

“Siamo tra quelli che a milioni, a centinaia di milioni in ogni paese del mondo sono legati tra loro in una rete visibile, solida e inscindibile che è arrivata a formare quella che qualcuno si è spinto a definire la “seconda potenza mondiale”. La potenza e la forza della pace”.

“Il sequestro di persona è un atto ignobile, a maggior ragione per chi come noi considera la libertà personale, di espressione e di informazione uno dei presupposti della lotta per la pace. La nostra lotta”.

“E’ possibile che non abbiamo nulla in comune con i quattro italiani che avete sequestrato e che tenete prigionieri in qualche località del vostro paese. Quattro ragazzi italiani che altro non sono che il prodotto di una sciagurata realtà sociale così come è andata formandosi sotto la guida politico/affaristica di una leadership di governo che non ci rappresenta e nella quale non ci riconosciamo. E che anzi combattiamo ogni gorno con le armi in nostro possesso: la parola, i colori dcell’arcobaleno della pace, la solidarietà internazionale. La forza dell’impegno”.

“Non ci uniamo al coro stonato di coloro che passano il tempo ad affermare che “con i terroristi non si tratta”, pensiamo che per salvare una vita, una sola vita si possa trattare, eccome, fino all’ultima forza. Fino all’ultima parola”.

In questo anno di guerra e di occupazione che il vostro paese ha dovuto ingiustamente subire, dopo decenni di despotismo del rais Saddam Hussein, abbiamo sempre pensato e manifestato che dovessero essere gli iracheni, i cittadini di Baghdad, di Bassora, di Tikrit, di Falluja e di tutte le città e villaggi dell’Iraq ad autodeterminarsi, a scegliersi la forma di governo e “regole” costruite con pazienza, partecipazione e solidarietà. Anche “scontro” se necessario. Insomma partecipare alla democrazia e alla crescita libera e autodeterminata del proprio paese e dello spirito civile del proprio popolo. Lo continuiamo a pensare anche ora che gli eserciti dì occupazione continuano a bombardare le vostre case, colpire e uccidere i vostri amici e i vostri familiari. Anzi, lo pensiamo oggi più di prima, sotto il fuoco delle bombe”.

“Perchè noi siamo fatti così. Irriducibili in quello in cui crediamo”.

“E con stessa forza vi scriviamo che la morte di Fabrizio Quattrocchi non ci è piaciuta affatto. E’ stata un’esecuzione, un omicidio a freddo. E francamente non riusciamo a immaginare neppure una giustificazione per un atto tanto rapido, crudele e immotivato. Tanto inutile. Il governo italiano non è rimasto neppure lontanamente impressionato dalla morte di Fabrizio Quattrocchi. Noi invece siamo rimasti inorriditi dall’azione che avete compiuta e poi ancora al solo sapere dell’esistenza del filmato dell’escuzione che avete fatto circolare per le tv. Noi siamo fatti così. Abbiamo ancora la forza di indignarci per quello che non ci piace”.

“Siamo da sempre vicini al popolo iracheno, così come al popolo palestinese che subisce da decenni la sanguinosa occupazione militare di un esercito straniero, così come agli studenti di Teheran e al popolo iraniano torturati e imprigionati dal regime teocratico degli Ayatollah. Siamo solidali con le forze della resistenza irachena che si oppongono all’occupazione, alle donne e agli uomini dell’Iraq che si trovano schiacciati e oppressi da eserciti stranieri che rispondono a governi che parlano alle proprie opinioni pubbliche di “guerra umanitaria”, “soldati di pace”, di “portare la democrazia”. Come se la democrazia si potesse portare con i carriarmati, i missili, le bombe a frammentazione, le torture, gli “omicidi mirati…”.

“Siamo da sempre contro il terrorismo, tutti in terrorismi, anche contro chi, in Iraq, ha fatto saltare in aria con centinaia di chili esplosivo le sedi dell’Onu e della Croce Rossa. Altri atti crudeli, ingiustificabili. Tragicamente inutili. Non abbiamo mai avuto alcuna simpatia per Saddam Hussein e i suoi califfi, così come per bin-Laden e i suoi seguaci, o le autorità religiose iraniane . Non abbiamo mai avuto alcuna simpatia per nessun tipo di violenza e di dispotismo. Mai. Noi siamo fatti così. Anche quando vittime della violenza degli stati e dei governi siamo noi in Europa, i nostri compagni in America, in Asia, o in Africa. Come i nostri compagni nell’Iraq occupato”.

“E’ per questo che crediamo di aver titolo e dignità sufficente (si, lo crediamo davvero di averne i titoli e la dignità) per chiedervi la liberazione immediata e incondizionata di Umberto Cupertino, Salvatore Stefio e Maurizio Agliana. Insieme al corpo di Fabrizio Quattrocchi. Una richiesa quest’ultima che rivolgiamo a voi in qualità di uomini e combattenti, e che siamo sicuri capirete fino in fondo per sua irrinunciabile importanza”.

“Abbiamo titolo per farvi questa richiesta non per risolvere un problema, considerato con fastidio e irritazione pre-elettorale dai rappresentanti politici e militari del nostro governo che ha contribuito in modo determinate alla guerra contro l’Iraq e che contribuisce ora all’occupazione del vostro paese, ma abbiamo titolo per rivolgerci a voi perché ci consideriamo in pari-dignità con i milioni di cittadini iracheni che rifiutavano la guerra, rifiutano con forza e orgoglio l’occupazione così come rifiutano il terrorismo. Tutti i terrorismi e tutte le forme di terrorismo”.

“Perchè noi siamo fatti così”.

La redazione di reporter associati

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