LAVORO MINORILE:il fenomeno è in crescita

In questi anni la situazione del lavoro minorile in Italia è peggiorata.
Lo rivela il rapporto “I lavori minorili in Italia. I casi di Milano, Roma e Napoli”, a cura del centro Ires-Cgil.
A cura di amismp “Abbiamo purtroppo dovuto riconfermare il dato dell’indagine Cgil del 2000 di 360/400mila minori al lavoro (comprensivi dei cosiddetti lavori in famiglia). Il fenomeno è in crescita”.
Ad intervenire sulla polemica relativa ai dati sul ‘lavoro minorile’ è Agostino Megale, presidente dell’Ires, l’Istituto di ricerca della Cgil, estensore del Rapporto presentato ieri insieme alle proposte della confederazione.
“L’ultima cosa da fare, quindi, nell’affrontare il dramma del lavoro minorile, è aprire una polemica sui numeri -aggiunge Megale- poiché, che siano quelli da noi indicati o i 144mila del Ministro Maroni, i minori che lavorano sono sempre tanti, troppi per un Paese come il nostro”. Megale si dice perciò del tutto disinteressato a sterili polemiche e ricorda la proposta avanzata ieri di un ‘nuovo osservatorio’ concertato tra tutti i soggetti e l’Istat per giungere finalmente ad una valutazione comune anche sul piano quantitativo.
“Ho l’impressione – osserva- che il ministro Maroni preferisca parlare di numeri piuttosto che spiegare perché il governo di cui fa parte non ha applicato ‘la carta di impegni contro il lavoro minorile’ sottoscritta dai sindacati con il governo nel ’98. Un protocollo -conclude il presidente dell’Ires- che rappresenta invece ancora oggi lo strumento da rilanciare. Certo, ciò richiede la riattivazione di una politica concertata che come si può vedere a tutt’oggi è assente”.

Genovesi, portavoce del settore, informa inoltre che “non casualmente già nell’98 Cgil, Cisl e Uil , dopo una lunga campagna di iniziative della Cgil, giunsero alla stipula di un Protocollo nazionale contro lo sfruttamento minorile, proprio in sede di Presidenza del Consiglio”. Un protocollo che, è utile ricordare, prevedeva maggiori interventi sul piano della formazione e dell’inclusione sociale. “Negli ultimi tre anni, chi ha disapplicato costantemente quel protocollo? L’On. Sestini e risponda a questa semplice domanda: è stata la Cgil quella che ha cancellato il reddito di inserimento, abbassato l’età dell’obbligo scolastico, non contrastato l’aumento della povertà? ” chiede perciò polemicamente Genovesi.
Il problema non è, comunque, quello di innescare una guerra di cifre, ma di “impegnarsi tutti per contrastare il fenomeno, evitando di fare gli struzzi e di dare la colpa a chi tutti i giorni combatte il lavoro nero, rimettendo invece mano alla legge Moratti, alle politiche di tagli al welfare e a strumenti come il reddito di inserimento, alla legge Bossi-Fini, alla stessa riforma dei servizi ispettivi di cui il Ministro si vanta e che nulla fa se non trasformare gli ispettori in consulenti delle imprese a pagamento”.
“La migliore risposta alla Sestini e al Governo sta nelle 15 proposte della Cgil, concrete e specifiche -insiste perciò Genovesi-: fra questi, l’istituzione di un Osservatorio super partes, per contrastare il lavoro minorile”.“Quale maggiore responsabilità vi può essere oltre quella di proporre politiche ed interventi che -conclude il dirigente della Cgil- il Governo non ha nemmeno avuto la voglia di leggere e di discutere?”

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