PACIFICO: VANUATU, RISARCITECI PER TRAFFICO SCHIAVI

Il governo dello Stato-arcipelago
di Vanuatu, nel Pacifico, chiedera’ risarcimenti alla Gran
Bretagna e alla Francia per il commercio di schiavi del 19/o
secolo, in cui 62 mila melanesiani furono sottratti dalle loro
isole.
A cura di ansa Il ministro degli esteri di Vanuatu, Moana Carcasses, ha
dichiarato ieri, a Radio Australia, di essere in contatto con
gruppi locali che chiedono risarcimento e si prepara a sollevare
la questione nei prossimi mesi con i governi britannico e
francese, dopo che una eguale richiesta e’ stata respinta dall’
Australia, perche’ al tempo era ancora sotto dominio britannico.
”Il gruppo che e’ in contatto con noi – ha detto Carcasses –
comprende circa 1000 famiglie. E’ un numero notevole e
naturalmente vi sono molti altri che chiedono risarcimento e non
si sono ancora messi in contatto con noi”.
I braccianti erano venduti ai proprietari terrieri per poche
sterline a testa e ricevevano una somma simile per un anno di
lavoro, sei giorni a settimana, nelle piantagioni di canna, dove
il tasso di mortalita’ arrivava ad uno su 10. I trafficanti, che
tra il 1860 e il 1904 effettuarono oltre 870 ”viaggi di
schiavi”, aggiravano le leggi anti-schiavitu’ costringendo gli
isolani a firmare contratti che garantivano un termine di lavoro
vincolato.
Il traffico fu terminato nel 1906, quando il neo-indipendente
governo australiano espulse migliaia di melanesiani dal nord-est
tropicale del continente, nel timore che ”contaminassero” la
popolazione europea. Il loro posto fu preso da immigrati
italiani, i cui discendenti ancora vivono nella regione.
L’ iniziativa di Vanuatu fa seguito a una causa di
risarcimento di un miliardo di dollari Usa intentata a New York
il mese scorso contro la societa’ di assicurazione marittima
Lloyd’s di Londra e due compagnie statunitensi, accusate di aver
profittato dal traffico transatlantico di schiavi. E in
Australia, un gruppo di aborigeni sta preparando un azione
collettiva dopo la rivelazione che il governo regionale del
Nuovo Galles del sud ha trattenuto nel corso dei decenni in
fondi fiduciari l’ equivalente di 18,5 milioni di euro di
”stipendi rubati”, e mai distribuiti agli aborigeni che
lavoravano in stato di semi-schaivitu’.
Il ministro Carcasses ha sottolineato che molte delle
famiglie che si sono messe in contatto con il suo governo sono
pronte ad avviare azioni legali se falliranno le sue trattative
con i governi di Londra e Parigi. Ma ha ammesso che Vanuatu, l’
arcipelago di 80 isole e 200 mila abitanti (ex condomino
anglo-francese delle Nuove Ebridi, indipendente dal 1980) e
tuttora dipendente dagli aiuti internazionali, disporrebbe di
pochi mezzi per finanziare azioni legali. ”Ho detto alla mia
gente – ha spiegato il ministro – che faro’ del mio meglio, ma
ho detto loro di non avere aspettative troppo alte: se tutto va
bene i governi britannico e francese chiederanno scusa, e forse
ci regaleranno un ospedale, o qualcosa del genere”.
Secondo un esperto del traffico di melanesiani, il prof.
Clive Moore dell’ Universita’ del Queensland, Vanuatu ha ragione
a chiedere un risarcimento, ma avra’ difficolta’ a dimostrare
fino a che punto il traffico e’ stato condotto con la forza.
”Vi e’ la forza e vi e’ l’ inganno, e sono accadute cose molto
crudeli”, ha dichiarato. ”Gli europei usavano questa gente
come forza lavoro a bassissimo costo, ma sarebbe un insulto all’
intelligenza dei melanesiani, credere che abbiano continuato per
decenni a farsi catturare senza combattere. E’ stata una forma
di sequestro culturale, non solo fisico”, ha aggiunto.

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