Iraq:la sorte dei 40 ostaggi

L’ambasciatore italiano a Doha ha dato conferma dell’uccisione dell’ostaggio italiano dal network del Qatar, al Jaazera. Cinque giornalisti – un Giapponese, tre Cechi e un Francese (liberato nella giornata di ieri)- sono stati presi in ostaggio, o dichiarati scomparsi (uno di loro da oltre sei giorni).
A cura di amismp E’ Fabrizio Quattrocchi l’ostaggio italiano ucciso in Iraq.
Il riconoscimento è avvenuto tramite le immagini del video con cui i rapitori hanno filmato l’esecuzione del prigioniero italiano. L’uccisione sarebbe avvenuta con un colpo sparato dietro la nuca, e solo in seguito sarebbe stato tolto il cappuccio con il quale era stato coperto il capo dell’uomo.
Palazzo Chigi ha deciso di inviare in Iraq il consigliere diplomatico di Berlusconi, l’ambasciatore Gianni Castellaneta, nell’obiettivo di tentare una mediazione per salvare la vita degli altri tre ostaggi italiani nelle mani delle “Falangi di Maometto”.

Il rapimento dei giornalisti è avvenuto nel contesto dell’ondata di sequestri che si è manifestata negli ultimi giorni. Al momento, sarebbero trattenuti in ostaggio una quarantina di cittadini provenienti da 12 diversi paesi. Questo sequestro di giornalisti, ancorché legato alle diverse nazionalità degli ostaggi, ha degli effetti drammatici sulla libertà di stampa e rende estremamente pericolose le condizioni di lavoro dei media presenti nel paese. I reporter sono costretti a limitare i movimenti e a preoccuparsi prioritariamente della propria sicurezza.

Dopo la morte di otto professionisti dei media – quattro giornalisti e quattro collaboratori – uccisi dal 1° gennaio 2004, l’Iraq può essere considerato uno dei paesi più pericolosi del mondo per i giornalisti. I reporter presenti nel paese paragonano ormai la situazione in Iraq a quella di Beyruth nei peggiori momenti della guerra del Libano (1975-1990). All’epoca, moltissimi giornalisti stranieri erano diventati l’obiettivo ideale per i sequestri e gli attacchi di diversi gruppi armati. Che le rivendicazioni dei rapitori siano di ordine politico o finanziario, sono da considerarsi comunque atti inammissibili, vili e contrari alle norme elementari del diritto internazionale. L’organizzazione per la difesa della libertà di stampa ricorda che i giornalisti in missione professionale pericolosa in zone di conflitto armato sono considerati come persone civili e devono essere ” protetti “, come stipula la Convenzione di Ginevra.

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