Sudan: a Darfur riprendono le trattative

Il ministro degli Esteri sudanese Najeeb al Kheir Abdul Wahab ha confermato la firma del cessate il fuoco con i ribelli della regione occidentale del Darfur nei colloqui in corso da settimane. 
A cura di amismp A più riprese l’Onu e numerose ong hanno denunciato una feroce pulizia etnica in corso nel Darfur. 
A puntare il dito contro gli uomini del presidente Bashir è stato Jan Egeland, coordinatore ONU dell’emergenza in quelle zone, che ha rinnovato l’invito di Kofi Annan alla comunità perché facesse pressioni sul governo di Khartoum affinché fermasse i massacri in Sudan.
Il Darfur è una remota regione dell’Ovest del Sudan dove è in corso un’insurrezione sanguinosamente repressa. Ieri il segretario generale dell’Onu Kofi Annan aveva detto che se fosse stato rifiutato il transito agli aiuti umanitari, la comunità internazionale avrebbe dovuto essere pronta ad agire rapidamente.

L’attività dell’Alto Commissariato per i Rifugiati é andata comunque avanti, mettendo al sicuro gli abitanti del Darfur lontano dai confini del Sudan. I peacekeeping hanno finora soccorso 22,000 sudanesi; 65,000 sono le persone ancora in pericolo, che l’UNHCR spera di riuscire a mettere al sicuro nei prossimi due mesi.
Ostacolati dal caldo torrido, dalla mancanza di acqua e dalle tempeste di sabbia, ciò che più temono gli uomini dell’UNHCR è il tempo. Fra due mesi infatti comincerà la stagione delle piogge che renderà le strade pressoché impraticabili per troppo tempo, impedendo qualsiasi intervento.

I colloqui di pace nella capitale del Ciad tra il governo e due gruppi ribelli, che accusano Khartum di armare milizie arabe per depredare e incendiare villaggi di etnie africane, continuano ora alla presenza di Usa ed Ue.

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