Colombia: scontri e violenze sugli indigeni

Guerra senza fine in Colombia. Offensive, massacri e sequestri di persona sono ancora una volta all’ordine del giorno.
A cura di amismp Le vittime nell’arco dell’ultimo mese sono diverse centinaia tra membri dei gruppi armati illegali, esercito e popolazione civile.
Solo ieri, secondo il quotidiano El Tiempo, tre presunti guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e due paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) sono rimasti uccisi in due scontri con l’esercito nei dipartimenti del Tolima e del Casanare.
Inoltre, il quotidiano El Pais sostiene che due giovani di 17 e 24 anni, a quanto pare appartenenti al “Fronte 5” delle FARC, sarebbero morti a Chigorodó (Urabá) nell’esplosione di un ordigno che portavano con sè.
Fonti militari annunciano la morte di altri tre sospetti irregolari nel Norte de Santander e nella regione di Arauca.

Le violenze appena trascorse costituiscono solamente una minima parte di quanto accaduto tra il 7 aprile ed il 7 marzo scorso; un bilancio stilato dalle autorità dichiara che in questo lasso di tempo sarebbero stati “abbattuti” 137 ribelli delle FARC e dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN); in aggiunta, vengono citati dei feroci scontri a El Castillo, nel Meta, che avrebbero provocato “un centinaio di morti” tra la guerriglia.
Quest’ultima notizia, tuttavia, non trova conferme da parte di fonti indipendenti. Per contro, informazioni diffuse dai comandi delle FARC smentiscono il resoconto complessivo dell’esercito, parlando di “più di 150 militari uccisi”.
Ancora secondo il governo di Bogotà, vi sarebbero 50 vittime tra le fila dei paramilitari, mentre sarebbero 39 i soldati regolari ed i poliziotti morti nel corso dei combattimenti, alcuni dei quali conseguenze di errori tra le varie unità.

Presso la comunità di Riosucio, tre indigeni sono stati brutalmente assassinati da membri di un gruppo armato non identificato, a detta del quotidiano El Colombiano.
Questo terribile episodio è l’ultimo di una lunga catena di omicidi che ha interessato queste popolazioni nei recenti anni: a questo proposito l’incaricato dell’ONU per i diritti umani degli indigeni, Rodolfo Stavenhagen, ha recentemente effettuato una visita nel Paese sudamericano, denunciando la tragica situazione vigente.

In seguito ad un incontro con un senatore locale, Gerardo Jumí, è emerso che le violenze sono in netta crescita: si parla di 51 morti nel 2001, 105 nel 2002, e 116 nel 2003.

El Tiempo riporta le dichiarazioni di Jumí riguardanti un episodio di cannibalismo attribuito ad una squadra paramilitare nelle montagne della Sierra Nevada de Santa Marta (Magdalena), regione in cui da tempo domina la quasi totale anarchia; lo scorso gennaio due membri dell’etnia Kogui sarebbero stati infatti uccisi, ed i loro corpi parzialmente mangiati: “i gruppi armati stanno instaurando una situazione estremamente grave, che arriva fino al livello del cannibalismo e del totale spargimento di sangue”.

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