Pigmei del Congo minacciati di morte

La situazione nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC, ex-Zaire) è ulteriormente peggiorata per le popolazioni indigene pigmee.

A cura di amismp Il “Progetto Pigmei-Etabe” attivo dal 1986 nella zona tra Bambasa e Beni, coordinato padre Antonio Mazzucato, ha lanciato l’ appello urgente dei capi locali pigmei, all’Associazione per i Popoli Minacciati:
“Siamo sconcertati di fronte al fatto che si vendano la nostra foresta e la nostra terra contro la nostra opinione e la vostra volontà.” Più di 40 chilometri quadri del territorio degli indigeni sono stati venduti da persone locali non autorizzate ad imprese che sono direttamente e indirettamente collegate con multinazionali. “La situazione è grave”, dice padre Mazzucato, “hanno già segnato i confini delle terre comperate e passano anche dietro casa nostra, a poche centinaia di metri. E qualcuno ci ha già minacciato di morte.”
L’appetito delle multinazionali è stuzzicato in modo particolare dai giacimenti di coltan: l’ottanta per cento delle risorse mondiali di questo minerale si trova nel Congo. Dal processo di raffinazione si estrae il tantalio, un metallo particolarmente resistente sia a fenomeni di corrosione, che a forti e repentini cambiamenti di temperatura. Tali proprietà lo rendono un elemento sempre più richiesto dall’industria elettronica, che lo usa come componente centrale per la realizzazione di condensatori passivi regolanti il flusso di corrente nei circuiti integrati di telefoni cellulari, personal computer, palmari e videogame.
“Noi pigmei non rifiutiamo lo sviluppo, purché sia condotto con intelligenza e non così selvaggiamente!”, dicono i capi Pigmei e affermano: “No alla vendita delle nostre terre e delle loro risorse!” I Pigmei propongono che i permessi di sfruttamento forestale e minerario siano esclusivamente nelle mani dello Stato, il quale si dovrebbe mettere d’accordo con gli indigeni. “Acconsentiamo al taglio degli alberi, ma non ad un abbattimento eccessivo”, affermano e chiedono “che ci siano pagati 50 dollari americani per ogni albero abbattuto; e un canone annuale, da stabilire d’accordo tra noi e lo Stato, per lo sfruttamento minerario.”

Il progetto ” Pigmei Etabe” ha tre importanti obiettivi: aiutare i Pigmei ad acquisire conoscenze culturali e tecnologiche basilari per non subire, passivamente, la neo-colonizzazione occidentale; il riconoscimento giuridico del loro habitat ancestrale, che per le imprese multinazionali è un’area strategicamente importante, con giacimenti di oro, diamanti, mogano, ebano, tek, petrolio e coltan; conquistare la loro autonomia giuridica ed amministrativa.

leggi il dossier sull’Africa a cura dell’associazione per i popoli minacciati

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