Genocidio ruandese: riprendono i processi

A pochi giorni di distanza dal decimo anniversario del genocidio ruandese sono ripresi davanti al Tribunale internazionale per il Rwanda (Tpir) ad Arusha, in Tanzania, i processi contro alcuni tra i principali imputati per i massacri di massa del 1994, che provocarono tra 500 e 800mila vittime.

A cura di amismp Tutti gli imputati, accusati di crimini di guerra e contro l’umanità, si sono già dichiarati non colpevoli. Il primo processo, detto ‘dei militari’, riguarda uno dei più importanti filoni di inchiesta della Corte istituita dall’ONU dieci anni fa per individuare e perseguire i principali responsabili della carneficina rivolta soprattutto contro tutsi e hutu moderati. Il principale accusato è Theoneste Bagosora, ex-capo di gabinetto del ministero della difesa di Kigali, che la procura del Tpir considera il “cervello del genocidio”. Insieme a lui, tre alti gerarchi delle forze armate ruandesi. Nell’altro procedimento sono invece chiamati a rispondere delle proprie responsabilità Mathieu Ngirumpatse, ex-presidente del Movimento repubblicano nazionale per la democrazia (Mrnd), il potente partito dell’allora capo di Stato Juvenal Habyarimana (il cui assassinio fu il ‘segnale di inizio’ del genocidio il 6 aprile 1994), l’ex-ministro degli Interni, Edouard Karemera, e altri due esponenti di spicco della stessa formazione politica.
Finora, la Corte dell’Onu di Arusha ha emesso diciannove sentenze definitive e una ancora pendente in appello: gli imputati sono 57.

Dal 5 al 6 aprile a Trento, ci sarà “Mal d’Africa”, un incontro pubblico organizzato dalla World Social Agenda sul genocidio del Rwanda con Daniele Scaglione, già Presidente di Amnesty International. Il 6 vi sarà l’Expò delle associazioni trentine che operano in Africa. L’appuntamento cade a 10 anni dal genocidio del Rwanda, a 10 anni dall’elezione del Presidente Nelson Mandela ed a 10 anni dal Sinodo Africano.
Il 2004 è inoltre l’anno che l’Onu dedica alla memoria dei popoli africani resi schiavi.

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Le iniziative di “Mal d’Africa”

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