Kosovo: minoranze non serbe vittime di persecuzioni

Secondo le informazioni ricevute dalla locale sezione dell’Associazione per
i Popoli Minacciati (APM) e le telefonate intercorse tra la nostra
associazione e membri delle minoranze Rom e Ashkali, le minoranze non-serbe
rimaste in Kosovo sono nuovamente vittime di gravi violazioni dei diritti
umani da parte di estremisti albanesi.
A cura di APM Nella città di Vucitrn/Vushtri
giovedì 18 marzo estremisti albanesi hanno dapprima incendiato la chiesa
ortodossa e poi la maggior parte delle case degli Ashkali. Verso le ore
18.00 la polizia locale è stata incaricata dall’amministrazione ONU in
Kosovo (UNMIK) di mettere al sicuro le restanti 70 famiglie Ashkali. Durante
una telefonata con un profugo Ashkali in Germania questi ha lamentato che
gli Ashkali avevano appena iniziato a fidarsi nuovamente degli Albanesi, ma
ora gli Ashkali di Vushtri hanno nuovamente perso tutto. Nonostante le
proteste dell’APM e dei Consigli dei Profughi Ashkali le autorità per gli
stranieri tedesche avevano iniziato negli scorsi mesi a rimpatriare in
Kosovo i profughi Ashkali.

Le violazioni si ripetono a Polje/Fushe a sud di Pristina dove sono state
incendiate alcune case e un negozio dei circa 5.000 Ashkali e a
Lipljan/Llapje dove sono state distrutte due case di Ashkali. Dopo
l’aggressione coordinata degli estremisti albanesi ai villaggi e alle città
serbe anche gli oltre 10.000 Rom residenti in Kosovo, principalmente in
località serbe, vivono di nuovo nella paura. Ovunque i Rom hanno “preparato
le valigie” con l’intento di riuscire a lasciare il paese. Di fatto però
essi sono chiusi in casa, completamente isolati dal mondo esterno.

Secondo le informazioni dell’APM c’è inoltre da aspettarsi una nuova ondata
di profughi Gorani a Sarajevo. I rappresentanti dei 6.000 Gorani in
Bosnia-Erzegovina, un gruppo etnico di lingua serba e religione musulmana,
hanno comunicato di aver abbandonato l’idea di tornare a casa in seguito
agli avvenimenti degli scorsi giorni in Kosovo e hanno ricordato come si
trovino a dover affrontare spesso aggressioni da parte di estremisti
albanesi a causa della loro lingua, il serbo. Dal 1999 ad oggi 11.500 Gorani
del Kosovo su 18.500 sono fuggiti. Anche i rappresentanti della minoranza
bosniacca in Kosovo temono per il proprio futuro. Se nel 1998 in Kosovo
c’erano ancora 57.000 Bosniacchi (il 3,5% della popolazione), oggi ne sono
rimasti solo 27.000. Le assicurazioni dell’UNMIK per cui possibilmente
avrebbero potuto tornare a casa non sono state prese sul serio dai profughi
bosniaci.

Nei mesi successivi all’intervento NATO in Kosovo del 1999 gli Albanesi
hanno cacciato dal paese il 90% dei circa 150.000 Rom e Ashkali. Molti sono
fuggiti in Europa, 30.000 di loro ora vivono in Germania.

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