Europa: no alla nuova direttiva sulla proprietà intellettuale

Sarà discussa oggi, 9 marzo al Parlamento Europeo di Strasburgo, la “Intellectual Property Rights Enforcement Directive” (IPRED), che irrigidisce ulteriormente la normativa europea su diritto d’autore, brevetti e altri non meglio specificati diritti di “proprietà intellettuale” .
A cura di unimondo E non è un caso che la relatrice della direttiva sia la parlamentare francese Janelly Fortou, moglie del presidente di Vivendi Universal, un gruppo di società nel settore dei media e delle telecomunicazioni.

Presentata dalla Commissione giuridica per il mercato interno nel gennaio 2003 e successivamente rielaborata a porte chiuse per poi essere inserita in un iter burocratico accelerato (solitamente riservato a norme di natura meramente applicativa per le quali si può evitare il normale iter di confronto con i cittadini, le forze politiche e gli organi democratici), la direttiva si propone di “armonizzare le legislazioni nazionali e di combattere la pirateria” sulla base di cifre, analisi e previsioni di mercato pubblicate da BSA e altri enti che pronosticano la nascita di centinaia di migliaia di posti di lavoro in Europa (punto 2.C, a pagina 10 del testo della direttiva). A tal fine equipara l’illecito inintenzionale senza fini di lucro alla contraffazione su larga scala e arriva ad autorizzare il “sequestro conservativo di beni mobili e immobili del presunto autore della violazione, compreso il blocco dei suoi conti bancari e di altri averi” (Articolo 11).

La Free Software Foundation Europe (FSE), un’organizzazione non governativa senza scopo di lucro che promuove il Software Libero, sottolinea che si tratta di “una direttiva estremamente pericolosa e delicata, che non è stata discussa in modo democratico”. “Ogni norma a proposito della produzione immateriale deve essere attentamente vagliata dai nostri rappresentanti eletti e dalla società civile, evitando di accettare acriticamente le posizioni di alcuni operatori del settore ignorando i diritti dei cittadini e di autori e imprese indipendenti” – commenta Alessandro Rubini, autore di software e manualistica libera.

e la direttiva verrà approvata – nota sempre la FSF – il rischio è di introdurre un nuovo strumento di repressione per le libertà degli utenti e, ancor prima, dei cittadini. Tra le insidie che la Fondazione elenca vi è l’ampiezza del campo d’azione della direttiva, che comprende diritto d’autore, marchi, brevetti, trasmissioni satellitari e via cavo, database, software e altro, senza dare una definizione precisa di «proprietà intellettuale», espressione che nei vari stati membri ha interpretazioni diverse, vanificando quindi l’effetto di armonizzazione.

La normativa inoltre mette in discussione di libertà civili come la riservatezza, il fair use per l’utilizzo a scopi non commerciali di materiale sotto copyright per attività educative o di ricerca, le procedure di salvaguardia legale (che comprondono, per esempio, il diritto di essere ascoltato durante un procedimento a carico) e la libertà di espressione. Ed inoltre rafforza il controllo sull’uso e la distribuzione di dispositivi tecnologici attraverso l’imposizione di licenze unilaterali suscettibili di modifiche o revoca in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione.

Non va dimenticato – ricorda sempre la Fondazione – che la direttiva prevede “il divieto di disattivazione, neutralizzazione, rimozione o la manipolazione di dispositivi RFID (Radio Frequency ID) che trasmettono informazioni su radiofrequenze come la posizione fisica e gli spostamenti geografici di un individuo”. La normativa favorirebbe inoltre “l’utilizzo di forze di polizia private, al soldo delle compagnie cinematografiche e musicali, per perquisizioni in abitazioni private appartenenti a sospetti di violazione (interventi che finora erano possibili solo nel Regno Unito dove le misure “Anton Piller” potevano scattare in caso di estese violazioni commerciali) mentre con la nuova direttiva ciò sarebbe esteso a tutti i cittadini europei”.

Ed infine la direttiva renderà possibile “il ricorso alle ingiunzioni Mareva attraverso cui si potrà congelare i conti bancari e le proprietà dei sospetti di violazione prima che questi compaiano di fronte alle autorità che indagano sul presunto reato e il sequestro e la distruzione di macchine e strumenti dei fornitori di servizi Internet (ISP) in base al solo sospetto di violazioni perpetrate dai propri utenti”.

Top