Finte accuse, vere detenzioni

Sono almeno sette i cittadini tunisini detenuti nelle carceri italiane perchè inizialmente accusati di “terrorismo islamico e rapporti con al qaeda” e immediatamente sbattuti in prima pagina come mostri. Dopo ormai due anni, cadute le prime infanganti accuse, sono ancora in carcere perchè avevano dei documenti falsi.
Di seguito pubblichiamo la lettera con cui chiedono aiuti e solidarietà.
A cura di red Lettera da dietro le mura di un carcere italiano:
COME DOBBIAMO FARE PER VIVERE E NON MORIRE ‘SOTTO TORTURA’?

Il motivo per cui ci troviamo in carcere è dovuto all’accusa di appartenere
ad un gruppo di “terroristi mussulmani”, che avrebbe operato in Italia,
collegato addirittura con Bin Laden e Al Quaeda.
Ma a questo proposito vogliamo far sapere che, secondo noi,il terrorismo
islamico in Italia non esiste e ciò è dimostrato dal fatto che, malgrado la
scandalosa campagna denigratoria fatta ai danni degli arabi da giornali e
televisioni, e i numerosi arresti, non è mai successo nulla.
La cosa che teniamo a sottolineare è quella che,dopo essere stati
inizialmente e ingiustamente accusati di terrorismo in seguito, non avendo
riscontrato nulla a nostro carico, siamo stati condannati solo per gli
articoli 81/416/110/648 che nulla hanno a che vedere con il terrorismo.
Per questo primo motivo già siamo stati giudicati e condannati da tribunali
militari tunisini, in contumacia e senza alcuna possibilità di difesa per
noi che sino alla conclusione del processo non ne eravamo neppure a
conoscenza.
Quindi se il governo italiano o le autorità preposte dovessero decidere per
la nostra estradizione, teniamo a sottolineare che, in Tunisia, per noi ci
sarebbe una inimmaginabile sequenza di torture con il finale della nostra
morte.
La sorte, infatti, degli oppositori politici del governo tunisino è
notoriamente rimessa all’arbitrio dell’autorità militare che risponde
unicamente ad esigenze ed interessi del potere politico e ciò in piena
inosservanza delle regole democratiche vigenti nei paesi europei ed in Italia.
La Tunisia è, sotto gli occhi di tutti, un regime che non ammette
oppositori e che, pur di garantirsi il potere, viola i diritti umani,
civili e politici propri dei cittadini.
È notizia nota, per essere stata pubblicata, tra gli altri, su Il
Manifesto in data 15.12.02, l’aggressione subita da un ex giudice, Sig.
mokhtar yahyaoui, per aver reclamato l’indipendenza della giurisdizione; lo
stesso trattamento veniva riservato al suo avvocato saida akremi bhiri.
Per cui appare superfluo ribadire la fine che naturalmente faremmo noi se
venissimo espulsi dall’Italia e portati in Tunisia.
Da tanto tempo,avevamo inviato istanze a molti centri politici,questure di
vari paesi, ad Amnesty International, senza avere mai nessuna risposta che
ci dia la speranza di poter sopravvivere ed appunto:come dobbiamo fare per
vivere e non morire “sotto tortura”?

CHIEDIAMO a questo punto A TUTTI coloro che si adoperano per i diritti eo
la dignità dell’uomo di valutare ed AIUTARCI per la nostra difficile
posizione e lasciarci ancora una speranza per vivere. Io e i miei
coimputati attendiamo con ansia una vostra cortese e generosa
risposta.
Distinti saluti

Essid Sami Ben Khemais -casa circondariale-Palmi(Reggio Calabria)-Italia
Charaabi Tarek casa circondariale-Carinola (Caserta)-Italia
Kammoun Mehdi casa circondariale Sulmona (Aquila)-Italia
Ben Soltani Adel casa circondariale Palermo (Sicilia)-Italia
Bouchoucha Moktar casa circondariale Nuoro(Sardegna)-Italia
Jelassi Riadh casa circondariale Spoleto (Perugia)-Italia
Aouadi Mohamed casa circondariale Trani (Bari) – Italia

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