Scioperi in Nepal contro la repressione

Kathmandu, capitale del Nepal, e altre due città della valle circostante, Lalitpur e Bhaktapur, sono rimaste paralizzate oggi da uno sciopero generale indetto dai cinque partiti di opposizione del disciolto parlamento nepalese, per protestare contro l’impiego delle forze di sicurezza per disperdere ed arrestare i partecipanti alle recenti manifestazioni antimonarchiche.
A cura di misna Lo sciopero è stato appoggiato anche da sette organizzazioni del locale movimento studentesco. Ben pochi cittadini oggi si sono recati a lavoro lasciando vuoti uffici, negozi, mercati e scuole in un’area complessivamente abitata da 1 milione e mezzo di persone. Nessun mezzo di trasporto pubblico, inoltre, si è visto per le strade.
Domenica i due maggiori partiti del Nepal, il partito del Congresso nepalese e il partito Comunista marxista-leninista, insieme al Partito dei lavoratori e dei contadini, al Fronte del popolo nepalese e al Nepal Goodwill party avevano annunciato la necessità di promuovere uno sciopero per spostare la protesta dal confronto politico al piano della partecipazione popolare.

“Il re Gyanendra con le sue mosse insiste sulla via della regressione democratica e priva i cittadini del diritto ad esprimere la loro opinione utilizzando la polizia e l’esercito” ha detto alla vigilia dello sciopero Lilamani Pokharel, leader del Fronte del popolo nepalese. Da mesi attivisti politici e studenti inscenano quasi quotidiane manifestazioni di piazza per convincere il sovrano del Nepal a restituire i ‘poteri speciali’ acquisiti dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e il licenziamento dell’esecutivo regolarmente eletto, provvedimenti da lui decisi nel 2002.

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