La rivoluzione copernicana del codice Urbani riporta all’anno zero la tutela ambientale

Continua l’iter del decreto legislativo sui beni culturali e ambientali, il cosiddetto, “codice urbani”, che dovrebbe regolare la tutela del patrimoniuo artistico e paesaggistico italiano.
Il ministro Urbani parla di “rivoluzione copernicana” in campo ambientale poiché si introducono “nuovi modelli di gestione e di valorizzazione capaci di coniugare al meglio le esigenze prioritarie della tutela con una visione moderna del bene culturale, inteso anche come risorsa”.
Ma le associazioni ambientaliste che da tempo seguono il travagliato iter del decreto, insorgono e mettono ancora in luce i pericoli di una visione dell’ambiente come risorsa.

Maurizio Picca, responsabile legislativo di Legambiente sulle conseguenze della rivoluzione copernicana del decreto Urbani:
A cura di amisnetmp

l pericolo più imminente, secondo Italia Nostra, il Wwf, Legambiente, il Comitato per la Bellezza, l´Associazione Bianchi Bandinelli e l´Assotecnici, resta quello corso dal paesaggio, finora tutelato dalla legge Galasso. È questo testo, a loro avviso, la prima vittima del Codice. La legge fu varata nel 1985, lo stesso anno del primo condono, del quale, in qualche modo, ha limitato i danni.
Ma c´è un altro punto preoccupante. Le Soprintendenze non avranno più il potere di annullare le autorizzazioni rilasciate da Regioni o Comuni nelle aree vincolate. Secondo la proposta di legge, lo possono fare solo entro 120 giorni.
È molto probabile che nelle ultime ore il testo licenziato dal Consiglio dei ministri il 16 gennaio stia ancora subendo dei ritocchi, prima di giungere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

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