USA: Le tinte omofobiche del Discorso sullo Stato dell’Unione

Il Discorso sullo Stato dell’Unione, tradizionale appuntamento di inizio anno nell’agenda politica USA, ha visto quest’anno un George W. Bush impegnato a tentare di recuperare terreno su diversi fronti in vista delle elezioni presidenziali.
A cura di amislc Oltre agli ovvi accenni ai “successi nella lotta al terrorismo che hanno reso il mondo un posto più sicuro”, il presidente Bush si è sbizzarrito sulle unioni omosessuali.
La priorità di Bush era di rassicurare la consistente fetta di elettorato ultracattolico, tradizionale bacino di riferimento per i “neocons” attualmente alla Casa Bianca, e lo ha fatto ribadendo che le recenti politiche sulle unioni omosessuali non si tramuteranno mai in leggi che istituiscano il diritto al matrimonio per persone dello stesso sesso.
Negli ultimi infatti il clima politico sulla questione aveva registrato diverse aperture: nel 2000 il Governatore del Vermont, Howard Dean (oggi in corsa per la presidenza) aveva approvato una legge che istituiva le unioni civili omosessuali in tutto lo Stato, mentre nel 2003 la suprema Corte del Massachussets aveva stabilito l’incostituzionalità di ogni legge che impedisca il matrimonio omosessuale.
Pur non avendo ufficialmente abrogato le unioni del Vermont, mossa che avrebbe forse irritato l’elettorato moderato, Bush ha ribadito nel discorso che il matrimonio è un vincolo sacro e civile tra un uomo ed una donna, dicendosi pronto ad intervenire personalmente per vanificare qualsiasi tentativo di istituire il matrimonio omosessuale.
Il rischio concreto è che negli Stati uniti d’America, gay e lesbiche siano posti ai margini della società.

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