Angola: le tappe della rappacificazione

Il 4 aprile 2002, con la firma degli Accordi di Pace, l’Angola ha compiuto il primo passo verso la ricostruzione post-bellica e la rappacificazione nazionale.
Oggi il paese, che ha subito 400 anni di colonizzazione portoghese (1560-1975), durante la quale milioni di angolani sono stati deportati in Brasile come schiavi, e oltre 20 anni di guerra civile fra le forze protagoniste dell’indipendenza (UNITA e MPLA), è impegnato in una diificile ricostruzione, che inizia dal ricongiungimento delle numeriosissime famiglie separate dalla guerra.

Abbiamo chiesto ad Antonio Raimondi, Presidente del VIS di ritorno dall’Angola, di raccontarci le sue imopressioni sulle problematiche politiche e sociali che l’Angola sta affrontando.
A cura di red

Il VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, in Angola è impegnato nella realizzazione di progetti di alfabetizzazione, formazione professionale ed assistenza socio-sanitaria con l’obiettivo di aiutare il Paese ad uscire dallo stato di povertà in cui si trova a seguito della recente guerra civile.
Oggi, in seguito alla firma degli accordi pace, una delle sfide per l’Angola è quella del processo di riunificazione delle famiglie, che, a causa del conflitto, sono state separate per lunghi anni. Anche se il percorso è stato avviato il Paese è stremato, il confliutto infatti oltre a provocare milioni di vittime ha visto distrutte tutte le infrastrutture e le vie di comunicazione Ma c’è un elemento che più di tutti limita il percorso verso la ricostruzione post bellica e lo sviluppo: sono presenti oltre 15 milioni di mine inesplose, che rendono inaccessibili ed estremamente pericolose vaste zone, in particolare le campagne che quindi non possono quindi essere coltivate. Secondo alcune stime sarebbero necessari 700 anni per sminare completamente il Paese. Un cittadino ogni 334 abitanti è rimasto invalido a causa dell’esplosione di un una mina.

I bambini sono stati colpiti duramente dalla guerra civile: vittime di violenza, di sfruttamento e spesso reclutati come soldati. Anche quelli che sono riusciti scampare alle guerra, ha subito gli effetti indiretti a causa della mancanza di cibo e di infrastrutture educative e sanitarie. Oggi per i bambini angolani è pericoloso perfino giocare a causa delle mine disseminate ovunque. Sarebbero circa 700.000 gli orfani di almeno un genitore e 100.000 quelli che sono stati costretti a separarsi dalle famiglie a causa del conflitto e vivono oggi in stato di abbandono. Metà della popolazione dell’Angola è composta da minori di 15 anni, di questi circa il 70% non è registrato alla nascita. Più della metà dei bambini non frequentano la scuola.

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