IRAN: MORTE GIORNALISTA, PARLAMENTO RIVELA TORTURE

Teheran: Un documento reso pubblico dalla
commissione per i diritti umani del Parlamento iraniano ha
accusato le guardie del carcere di Evin a Teheran di avere
selvaggiamente picchiato la giornalista iraniana-canadese Zahra
Kazemi, morta nel luglio scorso mentre era detenuta.
A cura di ansa Servendosi di informazioni provenienti dal ministero
dell’intelligence, controllato da uomini del presidente
riformista Mohammad Khatami, la commissione ha cosi’ lanciato un
attacco frontale alla magistratura conservatrice, che controlla
le forze di sicurezza del carcere, rivelando sconvolgenti
particolari sul calvario della giornalista.
La donna sarebbe stata picchiata duramente sia al momento
dell’arresto, mentre scattava fotografie all’esterno del
carcere, dove sono rinchiusi alcuni dei piu’ noti dissidenti,
sia all’interno. ”Mi hanno rotto il naso, mi hanno rotto un
pollice, mi hanno rotto un dito di un piede”, si legge in una
nota che secondo il rapporto la stessa Kazemi avrebbe scritto in
carcere, poi rinvenuta durante l’inchiesta.

All’esterno della prigione, invece, e’ stata colpita al viso
ed e’ caduta sbattendo la testa. Ben 20 soldati di leva che
montavano la guardia all’esterno del carcere, si legge ancora
nel rapporto, hanno detto di avere assistito all’episodio, ma
poi sono stati convinti dai superiori a cambiare versione. In
seguito sono stati tutti trasferiti.
Il rapporto chiama direttamente in causa, con l’accusa di
aver nascosto quanto successo, il procuratore generale della
capitale, Said Mortazavi, da anni uno dei piu’ noti antagonisti
delle forze riformiste e pro-democratiche. L’alto esponente
della magistratura avrebbe costretto il capo del dipartimento
governativo per i giornalisti stranieri, sotto la minaccia
dell’arresto, a dichiarare pubblicamente che la morte della
giornalista era avvenuta a causa di un’emorragia cerebrale di
cui non venivano precisate le cause.

Mortazavi smentisce tutto e, per bocca di un suo
collaboratore, lancia una sfida al presidente della commissione
diritti umani, Hossein Ansari Rad, per un pubblico confronto sul
caso Kazemi ”davanti ai giornalisti e alle telecamere”. Ma il
capo dell’Associazione dei giornalisti, il deputato riformista
Rajab Ali Masrui, accusa Mortazavi di avere cercato, ieri, di
bloccare la pubblicazione del rapporto con telefonate ai
giornali, e annuncia per questo una denuncia nei suoi confronti.
”Nessuna autorita’ ha il diritto di decidere cosa la stampa
puo’ pubblicare o meno”, ha affermato Masrui.
La mossa del Parlamento di rendere noti i particolari
dell’inchiesta del ministero dell’intelligence e’ stata fatta in
reazione alla decisione della magistratura di mettere sotto
processo per la morte di Zahra Kazemi un agente dello stesso
ministero, accusato di omicidio preterintenzionale. L’imputato
ha negato ogni coinvolgimento, affermando, nel corso della prima
udienza, di non aver nemmeno potuto leggere i capi d’accusa.
Secondo il rapporto parlamentare, il ministero
dell’intelligence si era addirittura opposto all’arresto della
giornalista, affermando che stava semplicemente facendo il suo
lavoro, con un regolare accredito.
Zahra Kazemi, che aveva 54 anni e risiedeva a Toronto, era
arrivata da poco a Teheran per seguire le manifestazioni contro
il regime di quei giorni. Dopo l’arresto, la famiglia non ne
aveva piu’ saputo nulla, fino a quando l’anziano padre, dopo
giorni di disperate ricerche, l’aveva trovata ormai in fin di
vita in un ospedale dei Pasdaran, i guardiani della rivoluzione.

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