TUNISIA: un congresso internazionale sul passaggio al sistema digitale, l’ipocrisia continua.

La Tunisia gioca a fare l’avanguardia del Net, ma mette in galera i suoi internauti. La Federazione mondiale delle organizzazioni degli ingegneri (FMOI), ha organizzato ieri, 14 ottobre 2003 a Tunisi , un congresso che ha avuto per tema “la frattura del passaggio al sistema digitale “. La Tunisia, che intende giocare un ruolo di primo piano in seno alle istanze di regolamentazione del web, è pertanto uno dei paesi più repressivi nei confronti della Rete.
A cura di red Questo congresso vuole mobilitare la categoria in vista del Summit mondiale sulla società dell’informazione (SMSI), che vedrà svolgere la seconda parte del vertice proprio a Tunisi, nel 2005

comunicato di Reporters Sans Frontieres

Reporters sans frontières si indigna per la scelta di tenere proprio in Tunisia un nuovo congresso per discutere di Internet. L’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa ricorda che proprio questo paese continua a tenere prigioniero nelle sue carceri il cyberdissidente Zouhair Yahaoui, fondatore del magazine online TUNeZINE. “Il Summit mondiale sulla società dell’informazione è un avvenimento di fondamentale importanza per lo sviluppo di Internet. Gli Stati membri organizzatori di questo vertice devono mobilitarsi per impedire che l’avvenire della Rete sia dettato proprio dai paesi più repressivi nei confronti della libertà di espressione”, ha dichiarato Robert Ménard, segretario generale di Reporters sans frontières

Zouhair Yahyaoui è stato condannato, il 10 luglio 2002, dalla corte d’appello di Tunisi, a due anni di prigione per “diffusione di notizie false”, in seguito all’arresto operato da una squadra di poliziotti in civile che aveva fatto irruzione in un cybercaffè della capitale il 4 giugno dello stesso anno. Durante gli interrogatori, Zouhair Yahyaoui aveva subito tre sedute di “sospensione”, un metodo di tortura nel quale il prigioniero è sospeso per le braccia, con i piedi che sfiorano appena il suolo.

Zouhair Yahyaoui scriveva con lo pseudonimo di “Ettounsi”, che in arabo significa il Tunisino. Il giovane cybernauta aveva fondato il sito TUNeZINE, nel luglio del 2001, per diffondere delle informazioni sulla lotta a favore della democrazia e delle libertà democratiche in Tunisia, e pubblicava online dei documenti dell’opposizione. Zouhair Yahyaoui inoltre, era stato il primo a diffondere la lettera, scritta dal giudice Mokhtar Yahyaoui e indirizzata al presidente della Repubblica, nella quale si denunciava il sistema giudiziario del paese.

L’ultima prova del cinismo delle autorità tunisine nei confronti del SMSI : il presidente del paese, Ben Ali, ha nominato Habib Ammar presidente del comitato preparatorio della seconda parte del vertice. Ora, Habib Ammar, ex comandante della guardia nazionale e ex-ministro degli Interni, ha attivamente partecipato alla repressione messa in atto dal regime per molti anni. “Nel periodo in cui Habib Ammar era ministro, i locali del ministero degli Interni erano stati trasformati in centro di detenzione e di tortura”, indicano i responsabili del TRIAL (Lottare sempre contro l’impunità) e dell’Organizzazione Mondiale contro la Tortura (OMCT). Queste due organizzazioni avevano del resto intrapreso contro Habib Ammar una procedura giudiziaria presso il Procuratore Generale del Cantone di Ginevra. Ma grazie all’immunità accordata dalla Confederazione Svizzera ai rappresentanti dei paesi membri dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (IUT), questo dossier non aveva poi avuto nessun seguito penale o giudiziario.

Il Summit sulla società dell’informazione si pone come obiettivo la riduzione della frattura digitale tra i paesi ricchi e i paesi poveri del mondo. Il vertice inoltre dovrà adottare una dichiarazione di principio che determinerà la futura politica degli Stati nei confronti della Rete. Numerose ONG che lavorano sui diritti umani, non nascondono la loro inquietudine nei confronti dell’attuale progetto di dichiarazione fortemente influenzato dagli Stati più repressivi nei confronti di Internet.

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