Nuova pronuncia del tribunale sulla rete Sud Ribelle

Giovedì 23 ottobre il tribunale del riesame si pronuncerà di nuovo sulla custodia cautelare per gli attivisti e le attiviste inquisiti per la Rete del Sud ribelle. Prevista una mobilitazione davanti al Tribunale delle Libertà di Catnzaro.
A cura di amislc Il comunicato
Il 23 ottobre prossimo, di fronte al Tribunale della libertà di Catanzaro,
si svolgerà la nuova udienza in merito alla richiesta di custodia cautelare
di 18 attivisti del ‘movimento dei movimenti’, arrestati alle prime ore del
15 novembre 2002 con l’accusa di aver costituito un’associazione sovversiva
dal nome ‘Sud Ribelle’. Lo stesso tribunale aveva liberato tutte le persone
ancora in carcere o agli arresti domiciliari il 3 dicembre scorso, ritenendo
insussistente la gravità indiziaria con riferimento a tutti i reati
associativi contestati. L’accoglimento del ricorso del PM da parte della
Corte di Cassazione ha tuttavia riportato l’intera vicenda al suo punto
iniziale, determinando la situazione paradossale della necessità di un
ulteriore pronunciamento sull’opportunità di quelle scarcerazioni, avvenute
ormai quasi un anno fa.

Si giunge così all’ennesimo tornante di una vicenda fin troppo lunga e
controversa, che ha coinvolto militanti del movimento, sindacalisti di base,
mediattivisti, operatori della solidarietà con migranti e richiedenti asilo,
occupanti di centri sociali, uniti da un agire politico trasparente ispirato
ai valori della solidarietà e della partecipazione. Contro di essi è stata
scatenata un’autentica persecuzione basata su accuse prive di riscontri
fattuali, basate su interpretazioni vistosamente forzate delle conversazioni
tra gli indagati, ascoltati attraverso intercettazioni telefoniche e
ambientali che si protraggono dall’aprile del 2001.

L’intero impianto accusatorio ruota in tutta evidenza attorno a un implicito
assunto di base: è l’agire politico degli indagati, svoltosi nell’esercizio
dei diritti democratici garantiti dalla Costituzione, a costituire in quanto
tale oggetto di reato. Le decine di migliaia di pagine dell’inchiesta non
lasciano spazio a dubbi per una mente scevra da pregiudizi: esse non fanno
che descrivere l’azione degli indagati nel loro impegno a difesa dei diritti
dei più deboli, contro l’inquinamento e la guerra, per un mondo diverso, il
tutto nei modi legittimi tipici dei movimenti: riunioni, assemblee,
diffusione di volantini e documenti, l’uso di internet, la partecipazione a
manifestazioni.

Le accuse, confermate dall’ulteriore materiale prodotto a luglio dal PM, si
focalizzano in particolare sulle manifestazioni di Napoli (in occasione del
Globa Forum dell’Ocse, il 17 marzo 2001) e di Genova (in occasione della
riunione del G8, il 20 luglio 2001), quando gli indagati si sarebbero
scontrati con le forze dell’ordine e avrebbero posto in essere azioni di
devastazione, con l’aggravante della premeditazione. Al di là del fatto che
non sia stata prodotta alcuna prova a sostegno di tali accuse, ci preme
ribadire un punto di vista che faccia giustizia una volta per tutte dei
reiterati tentativi di negare l’evidenza su cosa è realmente avvenuto in
quelle giornate.

Napoli e Genova hanno significato, da un lato, la manifestazione di una
grande volontà di partecipazione e mutamento da parte di centinaia di
migliaia di persone, dall’altro sono state l’occasione per lo scatenarsi di
una violentissima azione repressiva, cieca e sorda (per calcolo e non per
ottusità) alle istanze di quella moltitudine. Il prossimo rinvio a giudizio
per decine di responsabili e semplici agenti dell’ordine pubblico è solo un’
ulteriore conferma di quello a cui tutti abbiamo potuto assistere: la grave
lesione alla Costituzione e allo stato di diritto consumatasi nei pestaggi
indiscriminati contro persone inermi, nella loro traduzione coatta in
prigioni o posti di polizia, nelle perquisizioni umilianti, fino alle
torture e all’omissione di soccorso per i feriti.

Tutto ciò desta gravi preoccupazioni per lo stato della democrazia nel
nostro paese, lasciando intuire una degenerazione dello stato di diritto che
trova ulteriori esemplificazioni negli arresti di altri manifestanti che si
trovavano a Genova, nei reiterati tentativi di criminalizzare l’azione
sindacale, le lotte dei disoccupati napoletani e quelle per la casa, nel
rendere impossibile la vita dei migranti e rifugiati all’indomani dell’11
settembre attraverso l’equazione musulmano = terrorista, che tende ad
estinguere ogni spazio di espressione e partecipazione al di fuori dei
rigidi canali istituzionali.

Per queste gravi ragioni ribadiamo la nostra solidarietà agli indagati e
invitiamo alla massima partecipazione nel giorno del 23 ottobre al presidio
di fronte al tribunale di Catanzaro con inizio alle ore 9.00 e al corteo con
concentramento alle ore 16.00 in piazza Matteotti

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