Il nobel per la pace a Shirin Ebadi

Gli accademici di Svezia hanno assegnato il Premio Nobel per la Pace a Shirin Ebadi, giurista iraniana esule a Parigi.
Abbiamo sentito Farian Sabhai, docente di Storia dell’Iran all’Università di Ginevra e all’Università Bocconi di Milano.
A cura di lettera22

Il riconoscimento è stato assegnato a Ebadi “per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini”. Il presidente del comitato Ole Danbolt Mios ha proclamato la vincitrice a Oslo lodando il suo “coraggio” e il suo impegno in favore della “democrazia”.
Shirin Ebadi, nata nel 1947, è stata la prima donna nominata giudice prima della rivoluzione. Laureata in legge all’Università di Teheran, è stata nominata presidente del tribunale dal 1975, ma dopo la rivoluzione del 1979 è stata costretta a dimettersi per le leggi che limitarono autonomia e diritti civili delle donne iraniane. Ha difeso le famiglie di alcuni scrittori e intellettuali uccisi tra il 1998 e il 1999.

E’ stata tra i fondatori dell’associazione per la protezione dei diritti dei bambini in Iran, di cui è ancora una dirigente. E’ stata avvocato di parte civile nel processo ad alcuni agenti dei servizi segreti, poi condannati per aver ucciso, nel 1998, il dissidente Dariush Forouhar e sua moglie. Nel 2000 ha partecipato ad una conferenza a Berlino sul processo di democratizzazione in Iran, organizzata da una fondazione vicina ai Verdi tedeschi, che provocò grande clamore e la pronta reazione dei poteri conservatori a Teheran, che arrestarono diversi dei partecipanti al loro ritorno in Iran.

Perseguitata a causa delle indagini che stava svolgendo, nel 2000 è stata sottoposta a un processo segreto per aver prodotto e diffuso una videocassetta sulla repressione anti-studentesca del luglio 1999, materiale che secondo l’accusa “disturbava l’opinione pubblica”.

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