USA: I DISCOGRAFICI ACCUSANO 269 INTERNAUTI DI “PIRATERIA”

La Recording Industry Association of America
(RIAA, l’associazione che raccoglie le principali major discografiche
USA) si è rivolta ai giudici ed ha intentato causa contro 269 internauti
responsabili di aver scambiato musica attraverso la Rete delle reti.
A cura di ICE Seattle Fino ad oggi, queste cause hanno coinvolto solamente le società che
consentivano questo tipo di scambi, come ad esempio Napster. Poi sono
seguite azioni contro alcuni studenti che gestivano vere e proprie reti
P-2-P dalle loro università. Ma adesso i discografici hanno cominciato a
denunciare i propri fan. La legislazione statunitense, secondo quanto
sottolinea la RIAA, stabilisce che l’uso di programmi per lo scambio di
file “Peer to peer” è un reato sanzionabile con multe che arrivano fino
a 150.000 dollari per singola canzone. Le persone sinora denunciate,
semplici internauti che condividevano oltre 1000 canzoni attraverso
servizi Internet quali Kazaa, Blubster o Grokster, si vedono ora
minacciati di sanzioni milionarie. Tuttavia, i discografici assicurano
che sono pronti a negoziare accordi extragiudiziari con risarcimenti che
si assestano intorno ai 3000 dollari. E la RIAA promette molte altre
cause che dovranno seguire questi primi 269.

Di fatto, le denuncie sono
accompagnate da una curiosa offerta. Se prometti di non persistere più
con la “pirateria”, i discografici non ti denunceranno per i file
scambiati nel passato. L’amnistia, anticipata da diversi media nel corso
della passata settimana, si è dunque concretizzata. Il patto si chiama
“Clean Slate”, lavagna pulita. Attraverso questo sito Web, tutti gli
internauti statunitensi potranno scaricare un apposito formulario da
firmare e consegnare ad un notaio. Così facendo, si impegnano a non
scaricare archivi protetti da copyright o canzoni attraverso la Rete. In
cambio, le major discografiche assicurano che non saranno perseguiti.
L’offerta ha subito scatenato approvazioni e critiche. Secondo
l’organizzazione per la libertà digitale EFF, una simile amnistia
concessa in cambio della rinuncia alla libertà di un internauta
semplicemente non è concepibile. Firmando, l’utente riconosce di aver
commesso un reato, per cui potrebbe successivamente essere chiamato in
Tribunale da parte di altre organizzazioni, che raccolgano ad esempio
gli autori o società di gestione dei diritti, e che non accettano questo
compromesso e quindi l’amnistia. D’altro canto, altri denunciano come la
RIAA stia mettendo in atto, con questa strategia aggressiva, una
giustizia privata, ai margini dello Stato, che amministra perdoni e
castighi. Ad esempio, una qualsiasi domanda giudiziale contro una
multinazionale già presuppone una multa: il costo di un avvocato.

Top