Cancún: sono arrivate le carovane

Hanno percorso 2.500 chilometri: tanti sono quelli che separano Città del Messico, la capitale, da Cancún, località turistica sulla costa Caraibica. Circa 700 persone, quasi tutte molto giovani, su 12 pullman e due furgoncini, sono arrivate a Cancún questa notte [all’alba in Italia], dopo giorni di viaggio sulle interminabili autostrade del paese mesoamericano e dopo una perquisizione della polizia alle porte della cittadella turistica dello Yucatan.
A cura di carta Il grosso della carovana proviene da Città del Messico e include anche la parte più radicale del movimento messicano. Ma in Messico i Black bloc non esistono: ”Non attacchiamo la polizia – spiega Mario, giovane anarchico della capitale con un piercing a chiodo sul mento – Qui da noi la gente si mobilita e al massimo resiste, se viene caricatà’. Mario ricorda le mobilitazioni del febbraio-luglio 2002, quando il governo di Vicente Fox, l’ex capo dela Coca Cola messicana, voleva costruire un mega aeroporto vicino la capitale. ”I Campesinos si mobilitarono – ricorda – la polizia li caricò e allora la gente si mobilitò in tutto il Paese. Il governo cominciò ad abbozzare e dell’aeroporto non se ne fece piu’ nullà’. Per la Wto, pronostica Mario, ”arriveremo a muovere dalle 10 alle 20 mila persone”. Poche, se paragonate alla popolazione del Paese [97,5 milioni nel 2000], ma tante se si pensa che il centro delle mobilitazioni sociali è Città del Messico, megalopoli di 20 milioni di abitanti. Cancún dista ben 2.500 chilometri, almeno tre giorni di viaggio. Una trasferta lunga e costosa, che non tutti si possono permettere. ”è per questo che il governo l’ha scelta”, chiosa Mario.

L’altra carovana arriva da San Cristobal de Des Casas, Chiapas. I due spezzoni si sono riuniti nei dintorni di Vera Cruz: il primo, raccolto ne “La Coordinadora de resistencia global” è fatto da universitari dei vari atenei della capitale [la Unam, l’università più grande del mondo che nel 1999 è stata occupata per ben nove mesi per protestare contro l’aumento delle tasse di iscrizione, venendo poi sgomberata dall’esercito], da anarchici [che formano la carovana Carlo Giuliani] e altre componenti. Il secondo è composto da chiapanechi, da italiani e da spagnoli, molti sono in progetti di cooperazione, molti sono Disobbedienti. Da segnalare tre ultras del Pisa, che non fanno parte della carovana e sono venuti fin quaggiù per cercare di organizzare un centro di primo soccorso sportivo nel villaggio chiapaneco di Guadalupe Tepeyac. Per protestare, la carovana si è divisa in tre gruppi di affinità: bianchi [pacifici], viola [situazionisti: ballano, cantano e in caso di scontri decidono che fare] e arancioni [radicali, con diverse gradazioni].

Il comportamento della polizia è l’incognita più grande. Per saggiarne le reazioni stamani [ieri pomeriggio alle 17 ora italiana] una cinquantina di attivisti del Dan [Direct action network: italiani, nordamericani e australiani] si sono sdraiati tutti nudi sulla Playa Langosta, proprio davanti al Centro de convenciones, sede del prossimo vertice della Wto. I marinai delle corvette della marina ancorate lì vicino e i poliziotti sono rimasti a guardare senza intervenire.

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