EUROPA: BREVETTI SOFTWARE, UN PERICOLO PER LO SVILUPPO

Diversi siti Web di imprese d’informatica,
associazioni, giornali e fornitori di notizie, giuristi, amministrazioni
in tutta l’Europa hanno esposto mercoledì scorso sulle proprie pagine
informatiche una banda nera di protesta: Questa pagina è temporaneamente
chiusa in segno di protesta contro i brevetti sul software. Molti siti
Web potrebbero chiudere se questi venissero approvati in Europa.
A cura di ICE Seattle I
brevetti sui programmi possono aiutare coloro che vi vorrebbero
perseguire per la pubblicazione di testi e programmi che voi stessi
avete scritto. Allo stesso tempo, migliaia di persone provenienti da
diversi paesi europei si sono date appuntamento davanti alle porte del
Parlamento europeo. Una importante rappresentanza di scienziati di tutto
il mondo e le compagnie operanti per lo sviluppo tecnologico hanno
manifestato questa settimana sulle pagine di periodici e giornali il
loro disaccordo in tutto il mondo. Non c’è molto tempo: il primo giorno
di settembre, gli eurodeputati voteranno al Parlamento europeo a favore
o contro la proposta di modifica della legislazione attuale sui
brevetti. Nella posta in gioco il denaro non è però l’argomento più
importante. I brevetti sui software pavimentano la strada verso il
monopolio.

Tutto il mondo sa cosa sia un brevetto: un documento che
protegge una creazione da parte di un individuo o di una società ed i
relativi diritti che ne conseguono. O meglio, se io brevetto l’idea dei
denti di un pettine, chiunque si voglia pettinare con il mio “strumento”
dovrà chiedermi il permesso per utilizzarlo oppure pagare delle quote
che io considero pertinenti per consentire l’utilizzo della mia
“invenzione”. Questo sistema si è affermato con l’idea di finanziare in
qualche modo l’innovazione tecnologica, scientifica e sociale, premiando
lo sforzo, il tempo ed il denaro spesi dai privati ed imprese per lo
sviluppo delle innovazioni e compensando questi progetti con i benefici
reali generati dai diritti d’uso delle invenzioni. La teoria applicata
al software informatico presenta più pericoli che vantaggi.

L’inversione
necessaria per garantire lo sviluppo del software è in realtà piccola,
se misurata in euro. La storia dell’informatica ci insegna che un gruppo
di studenti in un garage sono di fatto in grado di cambiare il mondo in
quattro mesi soltanto, senza contare su altre risorse che non siano un
computer, pizze da mangiare e litri di caffè. Senza dubbio, se questi
appassionati di informatica dovessero verificare per ogni algoritmo che
usano che sia coperto o meno da un brevetto e, una volta terminato il
lavoro, buttarsi nella mischia di liti che di norma si accendono intorno
al prodotto finito, il loro lavoro diverrebbe di fatto più lento e
costoso al punto da far riflettere i creativi se non sia meglio
abbandonare qualsiasi prospettiva di sviluppo o lancio di un proprio
prodotto, accettando in cambio lo stipendio di una grande corporazione
di informatica che, con i suoi avvocati a seguito, se ne assumerà le
responsabilità. Sotto questo aspetto, la comunità del software libero ha
più di un motivo per portare avanti la sua protesta: “il software
libero”, argomenta Hispalinux, “è incompatibile con i brevetti sui
programmi poiché non controlla il numero di copie distribuite, perché
rende più facile la violazione di brevetti (in virtù della distribuzione
pubblica del codice sorgente), perché significa costruire una squadra
decentralizzata, e perché è difficile stabilire le responsabilità e
valutare i risvolti legali dei contributi multipli”. Ogni linea del
codice è pubblica e, pertanto, la vulnerabilità è maggiore

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